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Sabato 23 Gennaio 2010 11:55

 

LUCCA - PROGETTO CARMINE

 

Proponiamo quanto riferisce Ilaria Bonuccelli su Il Tirreno, Lucca  del 22.01.10.

Da sempre la Sezione di Lucca ha sostenuto un futuro funzionale per questo importante e storico complesso come cittadella del gusto e dell’alimentazione, attrezzatura della residenza e punto di attrazione….     Il nuovo CD esaminerà presto la proposta Polis.

 

carmineweb

(© Italia Nostra Lucca)

Nasce il centro che sarà la vetrina dei prodotti del territorio.





 

In commissione la proposta della Polis che prevede un intervento che si aggira sugli 8-10 milioni di euro





Tornano i banchi al mercato del Carmine.

 

Sotto il loggiato, affacciati sulla piazza coperta che dovrà ospitare un mercato tipico. Il nuovo Carmine - come Polis si accinge a ristrutturarlo, sulla base di un progetto concordato con il Comune - dovrà, dunque, essere la nuova vetrina dei prodotti del territorio, con negozi qualificati e un albergo riservato a chi gravita nel centro storico.
In altre parole, il Carmine deve diventare un «distretto commerciale urbano», al centro di un più ampio distretto di «Arte e cibo» che coinvolga strade e zone limitrofe, dalla fondazione Ragghianti fino al museo di arte contemporanea Lu.cca.
A grandi linee è questo il progetto che Ugo Giurlani, presidente di Polis, ex spa dei parcheggi oggi società (del Comune) di trasformazione urbana di luoghi e immobili degradati, presenta alla commissione partecipate. Nessun accenno ai costi dell’operazione: comunque l’intervento si aggira intorno agli 8-10 milioni di euro e dovrebbe essere realizzato entro 18 mesi dall’avvio dei lavori. Ancora da definire.


 

I FINANZIAMENTI Il costo dell’operazione è a carico di Polis spa. Non esistono linee di finanziamenti pubblici nelle quali far rientrare l’intervento. Così tutti «gli spazi utilizzabili - osserva Giurlani - devono produrre reddito in misura massima per consentirci di pagare il mutuo o il leasing» da contrarre per pagare i lavori. I redditi da affitto, dunque, devono finanziare l’operazione e la gestione del centro commerciale.
Questo recupero, in realtà, avrebbe potuto rientrare nei fondi regionali del Pasl (il piano di sviluppo locale), ma l’indicazione che arriva da Firenze è che questi finanziamenti vengano utilizzati a sostegno di progetti in Comuni esclusi dai contributi europei erogati con i Piuss, i piani di sviluppo urbano sostenibile dei centri storici. Questo - ribadisce Polis - «non significa che in futuro non si possano aprire possibilità diverse di accedere a fondi pubblici a sostegno del recupero del Carmine».


LA CONCESSIONE Per poter intervenire sul Carmine, Polis dovrà avere il complesso in concessione. Il Comune, dunque, procederà in questa direzione dopo che il consiglio comunale avrà approvato il “Master plan” - il piano con tutte le cifre degli interventi - di recupero del Carmine. Di fatto, quindi, il Carmine resta nel patrimonio indisponibile (non vendibile) del Comune che ne avrà piena disponibilità allo scadere della concessione, di 30 o 50 anni, a seconda dell’investimento necessario al restauro.
Una volta che Polis avrà ottenuto il Carmine in concessione dovrà indire le gare per appaltare i lavori.


IL RESTAURO L’intervento riguarda un complesso di 3.365 metri quadri suddivisi fra la ex chiesa sconsacrata (850 metri quadri), l’ex convento di 1592 metri quadri (fra piano terra, primo piano con il loggiato) e i portici con la piazza coperta (925 metri quadri).
La ex chiesa: oggi è un edificio in abbandono. Come immobile vincolato non può essere frazionato e comporta alcune difficoltà di restauro sia per la realizzazione di impianti a norma che per il recupero degli affreschi presenti sotto l’intonaco.
La proposta di Polis prevede di realizzare un «soppalco leggero» per arrivare a una superficie di vendita di media distribuzione (circa 1.300 metri quadri) dove concentrare un’unica attività di commercio non alimentare. Fra le catene prese in considerazione ci sono, dunque, Coin, Oviesse (non alimentare), Zara e H&M.
 L’ex convento: qui sono previsti tre interventi. Il primo riguarda il recupero delle botteghe esistenti, con la possibilità per gli attuali titolari di mantenere i negozi ristrutturati; per la gestione, dunque, Polis si rivolgerà prima ai commercianti che già sono al Carmine e poi a imprenditori esterni, privilegiando i lucchesi. Nell’ex convento sarebbe previsto anche un ristorante con aule per corsi internazionali di cucina.


Per la piazza centrale coperta, Polis e Comune hanno in mente la ricostituzione del mercato. L’area potrà essere usata sia per mercati settimanali o quindicinali - come quello per i prodotti del chilometro zero - sia per eventi culturali e sociali.
Infine, il loggiato: qui dovranno trovare posto i banchi con i prodotti dell’enogastronomia locale «in modo da far tornare il Carmine la vera vetrina dei prodotti del territorio». Il modello di recupero al quale il Carmine aspira - sottolinea Giurlani - è “Eat Italy”, il complesso torinese ricavato al posto degli ex stabilimenti Carpano: non a caso, il 5 febbraio, è prevista una visita di amministratori lucchesi alla struttura piemontese.
 Primo piano: l’idea è di recuperare gli spazi per creare un art-hotel, un albergo con una ventina di camere arredate con elementi di design o con opere d’arte contemporanea. Le stanze dovrebbero essere riservate soprattutto a turisti che si fermano a Lucca per periodi più lunghi dei classici due giorni, magari perché iscritti a corsi di lingua o ai corsi di cucina previsti nel ristorante interno al Carmine.

 

 

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