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Martedì 05 Gennaio 2010 14:08

LUCCA - URBANISTICA: GLI SFORAMENTI ANNUNCIATI

Indirizzandolo al neo Sindaco di Lucca Mauro Favilla (dopo il periodo di Commissariamento comunale  con il dott. Lococciolo), ai membri della nuova Giunta e ai Capigruppo del Nuovo Consiglio Comunale, insediati nel  luglio 2007, la Sezione lucchese di Italia Nostra il 19 settembre 2007 invia questo documento riguardante il problema dell'urbanistica lucchese e quello del Piano Attuativo nel parco di S. Anna.
Riproponiamo questo intervento che mantiene inalterata (a più di tre anni di distanza) la sua totale validità per le considerazioni generali e particolari che contiene e per il  fatto che per la prima volta viene richiesta la verifica del rispetto dei limiti all'edificabilità imposti dal Piano Strutturale......, rispetto in gran parte eluso...come dimostrato dagli "sforamenti" verificati  ufficialmente ad  un anno di distanza (settembre 2008) ed ancor oggi  (05 gennaio 2010)......del tutto irrisolti. 

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(foto  dell'Associazione Parco S. Anna)

- Al Sindaco

- Ai Membri della Giunta

- Ai Capigruppo Consiliari

  COMUNE DI LUCCA                                                                                                                                                           Lucca, 19.09.2007

 

OGGETTO: Comune di Lucca - Piano attuativo in  frazione S. Anna, via Einaudi (Del. Commissariale n° 56 del 20.04.07) -  Considerazioni

 

Con la delibera in oggetto il Commissario Prefettizio del Comune di Lucca ha adottato il Piano presentato dalla Società Valore SPA  in attuazione del Progetto Norma N° 5 di cui al vigente Regolamento Urbanistico.

In merito a questo Piano attuativo e al suo ruolo urbano questa Associazione desidera fare le seguenti considerazioni dopo averne preso visione presso gli Uffici competenti.

 

CONSIDERAZIONI GENERALI

·       Valutazioni di politica territoriale - Lo scopo dei Piani attuativi è quello di fornire proposte dettagliate di forme urbane. Quando uno strumento urbanistico generale rimanda  alla discussione e all’eventuale approvazione successiva di  questi micro-strumenti urbanistici è perché ha constatato che l’importanza dell’intervento richiede un approfondimento che abbisogna di una proposta dettagliata che non necessariamente deve essere accettata tout court, ma deve essere valutata nella sua “compatibilità urbana”. E’ in questo senso, quindi, che l’A.C. deve fare le sue valutazioni sul significato e sui riflessi urbani che ogni proposta di Piano attuativo riveste. La previsione del passaggio intermedio costituito dal Piano attuativo che si pone tra Piano generale e singole autorizzazioni edilizie apre  (per l’importanza della funzione,  per la consistenza volumetrica possibile, per il significato e il valore del contesto….) il campo ad ogni considerazione  non solo tecnica, ma anche e soprattutto di politica territoriale, pur nell’ambito delgli strumenti generali vigenti.

Questo per chiarire, in generale, che non basta che una qualsiasi proposta di  Piano attuativo resti negli ambiti massimi quantitativi e/o qualitativi fissati dallo strumento generale perché debba essere recepito in forma automatica, ma, trattandosi di strumento urbanistico con lo stesso iter di coinvolgimento collettivo proprio degli strumenti urbanistici,  ne deve essere verificata la sua compatibilità urbana, ambientale, architettonica, funzionale…. assieme   alla sua coerenza e convenienza con gli interessi generali.  A fare queste valutazioni infatti (sia nella fase di adozione del Piano attuativo che in quella di approvazione) è chiamato il Consiglio Comunale ovvero l’Organo che fa le scelte di politica territoriale.

 

·       Verifica dei limiti di sostenibilità - Ogni proposta di Piano attuativo non solo deve rispettare i limiti previsti dal Regolamento Urbanistico, ma deve essere contemporaneamente coerente con le indicazioni generali dettate dal Piano Strutturale (che è sovra-ordinato rispetto a tutti gli altri strumenti urbanistici) e deve essere verificata, in particolare, la sua compatibilità con i limiti quantitativi massimi da questo fissati sia in generale che per ogni singola UTOE (Unità Territoriale Organica Elementare), ovvero per quegli ambiti funzionali  in cui il Piano Strutturale stesso ha suddiviso tutto il territorio comunale. La norma di questi limiti e la suddivisione in UTOE hanno lo scopo fondamentale di non snaturare le singole realtà e di fissare la sostenibilità delle trasformazioni possibili per ognuna di esse a seconda delle proprie caratteristiche. 

Il territorio lucchese è stato interessato dalla costruzione di enormi volumetrie sparse in ogni dove.  I Piani vigenti hanno fissato i limiti massimi generali di queste trasformazioni, limiti che non possono essere travalicati. L’Amministrazione però non ha mai reso noto se sta svolgendo un dovuto monitoraggio della situazione per verificare se quanto si sta facendo e quanto sta autorizzando rientra ancora in questi limiti e pertanto se risulta legalmente “sostenibile”. E’ giunto l’indifferibile  momento in cui (con numeri, autorizzazioni e volumetrie  alla mano) si controlli e si dimostri pubblicamente  se questi parametri inderogabili (generali e per singole UTOE) sono stati rispettati  e quali sono ancora gli eventuali margini rimanenti per ulteriori trasformazioni.

 

Venendo al caso particolare del Piano in oggetto, pertanto, evidenziamo quanto segue.

 

CONSIDERAZIONI SPECIFICHE

·       Viabilità ed edificabilità -  Via Einaudi è nata, come già il Viale Luporini, quale viabilità di collegamento ai caselli autostradali di S. Donato. La seconda di queste strade ormai è già divenuta strada urbana perché i piani urbanistici hanno reso edificabili i terreni adiacenti. Ma la stessa fine si sta prospettando per  via Einaudi come dimostrano alcune costruzioni ivi già realizzate e come sancisce il piano attuativo in oggetto. La previsione dei 200 appartamenti  contemplati in questo Piano, i 300 uffici e le attività direzionali, l’attrezzatura della multisala cinematografica, l’albergo e le residenze turistico/alberghiere, le attività commerciali  con la possibilità di impianto, “per trasferimento o per accorpamento” di licenze, anche per medie strutture di vendita ecc. ecc.  daranno un bel colpo al ruolo primario di viale Einaudi quale collegamento autostradale. Contro questa illogica urbanistica che trasforma tutta la viabilità di collegamento in viabilità urbana, favorendo speculazioni edilizie nei terreni adiacenti agli assi viari, questa Associazione si è sempre battuta, a cominciare dai mega-centri commerciali (Carrefuor, Media-world, Cornacchie) in aderenza all’”asse suburbano”, fino alle recenti speculazioni  edilizie   allo scalo merci in  margine del nuovo collegamento del sovrappasso ferroviario. C’è la totale mancanza di qualsiasi obiettivo di “buona pianificazione”  in questo atteggiamento che porta ad un’escalation  perversa di nuovo consumo di suolo con la richiesta di nuova viabilità di collegamento perché quella precedentemente costruita viene offerta alla speculazione edilizia.

 

.      Il ruolo urbano delle varie zone Nell’autorizzare ogni intervento consistente  sul territorio non può non considerarsi come questo si pone nei confronti delle strutture insediative esistenti anche a vasto raggio. E’ innegabile che oggi il centro storico soffre drammaticamente per la perdita di qualsiasi ruolo, di qualsiasi identità e di qualsiasi richiamo per i lucchesi: in calo vertiginoso i residenti stabili, ormai quasi totalmente assenti gli uffici privati, l’attività commerciale sempre più limitata a quella ad indirizzo turistico, la funzione direzionale in accelerata dismissione (dagli uffici comunali finanziari a S. Anna, a parte di quelli provinciali allo Scalo merci, a quelli dell’Agenzia delle Entrate a Guamo, all’Arpat che trasloca da via Vallisneri ….). Orbene cosa provocheranno in questo panorama già desertificato del centro storico i 200 nuovi appartamenti contemplati nel piano (cui vanno sommate le previste residenze turistico- alberghiere che molto spesso sono solo degli stratagemmi che nascondono nuove residenze ordinarie), i 300 nuovi uffici, la nuova multisala cinematografica che farà chiudere l’ultima funzione di attrattiva ancora presente nella città antica, il nuovo centro commerciale di media distribuzione possibile per “accorpamento di licenze”?

Cosa provocheranno nel centro storico e cosa provocheranno localmente? Sono domande che l’Amministrazione deve porsi per fare, con coerenza  le  scelte  conseguenti perché altrimenti non hanno senso le recenti lamentele per la fuga dell’Agenzia della Entrate.

 

·       Quale nuovo pezzo di città ? – Il Piano presentato dalla Società Valore, per consistenza e impatto (132.000  mc, H massima 22 ml, quindi fino a 7 piani di vita) si propone come un nuovo quartiere urbano da costruirsi ex  novo. Ma quale disegno urbano esprime, quale idea di città? Nonostante ogni edificio contempli in interrato un proprio parcheggio di riferimento, l’intera superficie lasciata libera dall’edificazione è ossessivamente coperta da parcheggi di superficie. Le poche aree verdi (ma veramente poche) sono in dotazione privata dei soli edifici residenziali. Con esclusione di una piccola, insignificante e invivibile “piazza pubblica con fontana”, che è solo proscenio all’edificato,  non esiste alcun tessuto connettivo per la vita pubblica di relazione e il “verde” pubblico è limitato ad alcuni filaretti di alberi collocati nei “marciapiedi” che separano una fila di auto dall’altra. Ovvero tutto questo spazio comune assumerà, moltiplicandolo, l’aspetto dei parcheggi del Palafiera o del viale Carducci, anche se la superficie sarà “drenante”. Se questo così alto numero di parcheggi auto non è altro che quel minimo prescritto dagli standard per le varie funzioni  ivi previste e se questi stalli comportano l’esaurimento della superficie disponibile, tanto da non permettere che il complesso abbia alcuna degna articolazione di spazi per la vita urbana di relazione, questo è indice che il Piano è  concettualmente e sostanzialmente sovradimensionato, anche se “burocraticamente” rispetta i parametri “burocraticamente” espressi dal R.U.. Qui spetta alla valutazione dell’Amministrazione comunale se vuole che sia costruito un “pezzo di città” per i suoi cittadini oppure  un  assurdo agglomerato  di auto ed edifici ammonticchiati. Se l’obiettivo che si persegue è il primo (come ci auguriamo), il drastico ridimensionamento quantitativo e qualitativo dell’intervento è indispensabile, per ricondurlo, almeno, da operazione speculativo-edilizia in operazione urbanistica.

 

Fidando in una opportuna considerazione dei punti anzidetti,  cogliamo l’occasione per inviare i migliori saluti.

 

 

Il Presidente

(arch. Roberto Mannocci)

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