LUCCA, SCALO MERCI - URBANISTICA E REGALI
Alcuni recentissimi interventi sull'acquisizione da parte del Comune di Lucca di una parte dello scalo merci ferroviario per realizzare il capolinea bus e il parcheggio scambiatore treno-auto hanno reso attuali le nostre Osservazioni presentate il 7 settembre 2006 alla Delibera Commissariale con i poteri del Consiglio n° 30 dell'01.07.06. Con tale delibera il Commissario Lococciolo adottò un piano attuativo concordemente già predisposto da Comune (Sindaco Fazzi) e da Provincia (Presidente Tagliasacchi) alla base del quale era prevista la cessione al Comune, da parte di Ferrovie Real Estate, di circa 1/3 dello scalo stesso al prezzo simbolico di 1 €. Questa previsione è tramontata perché non siglata entro la data convenuta.
Riproponiamo le nostre OSSERVAZIONI, sintomatiche di un'urbanistica come merce di scambio....un'urbanistica che, come dimostra la vicenda stadio Porta Elisa, ancora imperversa.
PREMESSA
Il piano adottato, che interessa una vasta area a nord della ferrovia, è stato elaborato congiuntamente da Comune e Provincia di Lucca e prevede, nella parte ovest del lotto (comparto B), la stazione per le autolinee pubbliche, un parcheggio scambiatore per auto ed uno per motori a due ruote. Nella parte orientale del lotto (comparto A), di gran lunga la più estesa dell’intera area per ben oltre i 2/3 del totale, si concentrano le volumetrie nelle quali si collocheranno funzioni direzionali di uso pubblico (destinate all’Amministrazione Provinciale di Lucca) e funzioni terziarie varie (direzionale, commerciale, ricettivo, ricreativo…) per un totale di ben 102.000 mc. Il Piano poi prevede il prolungamento della via Mazzini verso est fino a congiungersi in una rotonda con via N. Sauro e con la viabilità proveniente dal sovrappasso ferroviario oggetto di altro piano di intervento del Comune di Lucca. Sono anche previste due limitate zone a verde pubblico o di uso pubblico in aree residuali all’estremo nord e all’estremo est dell’area.
Per la realizzazione del Piano, si dovranno abbattere i tre magazzini ferroviari presenti all’interno del comparto B e rimuovere il sistema dei binari (i cosiddetti “binari bassi”) attualmente esistenti nel comparto A.
Se il centro di interscambio dei mezzi per la mobilità è stata la molla che ha determinato la decisione su questo intervento, l’analisi del Piano adottato fa emergere invece il ruolo marginale che viene assegnato a questa funzione, segregata nella limitatezza del comparto B (un terzo della superficie totale), privilegiando invece la nascita nel comparto A di esorbitanti volumetrie non aventi alcun rapporto con quella che invece dovrebbe essere la funzione primaria e giustificativa dell’intervento.
A. STRADE E SFRUTTAMENTO EDILIZIO
Colpisce che ancora nell’anno 2006 la semplice ipotesi di tratti di strada (nel nostro caso il prolungamento di via Mazzini e il nuovo sovrappasso ferroviario) atti a migliorare la mobilità venga immediatamente interpretata e sfruttata come occasione di rendita fondiaria delle aree adiacenti. Questo “gioco” delle nuove strade che rendono murativi e remunerativi i terreni limitrofi, così abusato nel passato, annulla qualsiasi beneficio al traffico che le stesse strade dovrebbero apportare, causando inammissibili sprechi di risorse economiche e territoriali e lasciando fermo “al palo” il problema della mobilità.
In quest’ottica di intenso sfruttamento certamente rientra il fatto che l’indice di fabbricabilità di 2,5 mc/mq, previsto dal R.U., sia da calcolarsi sull’intera superficie fondiaria del Piano in modo che il comparto A possa sfruttare appieno anche le volumetrie residue offerte dal comparto B del terminal che, per la specifica funzione, risulta edificato solo in minima parte. Un favoreggiamento e una speculazione inaccettabili tenendo conto della diversa proprietà dei due comparti per cui alla Società FRE (proprietaria del Comparto A) viene assegnata anche la volumetria possibile, secondo quell’indice, nell’area di proprietà del Comune di Lucca (Comparto B).
Questo mercato di scambio tra Comune e Società FRE, si afferma, è generato dal favore ottenuto dall’A.C. nell’acquisto dell’area del comparto B alla cifra simbolica di 1 € dando, però, in cambio a questa Società delle Ferrovie la possibilità di introitare con la speculazione edilizia sul suo Comparto A tutti i fondi che le servono per la costruzione del nuovo scalo merci nella piana lucchese tra Capannori e Porcari. Così, seguendo questo mercato e questo mercanteggiare, un’area oggi totalmente inedificata accoglierà volumetrie di enorme impatto funzionale e di consistenza enorme (il complesso avrà un ‘peso’ analogo a quello delle Officine Lenzi!).
La speculazione che guida l’urbanistica è l’anti-urbanistica e rimane sempre speculazione anche se a permetterla e a farla sono Enti pubblici o para-pubblici.
Orbene il Piano viene a creare questa nuova grande volumetria nel comparto A che accoglierà funzioni urbane di forte richiamo trasformando la viabilità di collegamento (approvata con un piano apposito solo pochi mesi addietro) in viabilità per l’approdo e a servizio al nuovo polo terziario che si va a costruire.
La recentissima approvazione del piano attuativo del sovrappasso viario per motivi di snellimento del traffico in area urbana è in aperto contrasto con questo programma, che ne mina la funzionalità di base.
B. FUNZIONALITA' DELL'INTERVENTO
Il Piano, incredibilmente, non fornisce indicazioni e dettagli fondamentali per attestare la sua funzionalità nell’ambito urbano, come invece è compito specifico di un piano attuativo. Non esiste alcuna indicazione, infatti, sulle modalità di accesso ai parcheggi semi-interrati specifici dei due lotti che compongono il comparto A, accessi che tuttavia appaiono problematici per la presenza della rotonda e per il doppio senso di circolazione previsti sulla viabilità. Altresì mancano totalmente indicazioni sull’accesso e le uscite verso il comparto B del terminal e del parcheggio scambiatore sia per quello che concerne le automobili che gli autobus. Quello che si evince è che, per la funzionalità dell’insieme, gli stalli di sosta oggi esistenti in via Mazzini, via Monte Grappa, via Cairoli e via N. Sauro ecc. non potranno più sussistere per la notevole intensità del traffico conseguente le nuove funzioni, per l’attrazione del sovrappasso ferroviario, per il previsto doppio senso di circolazione, per il passaggio dei voluminosi autobus…). Questi stalli oggi sono utilizzati, oltre che da residenti, per le attività che lì si svolgono (anche magazzini con carico e scarico merci), per coloro che si recano nel centro storico, per chi deve prendere il treno. Di contro a questa perdita di stalli il parcheggio scambiatore di 360 posti irisulta del tutto insufficiente a rispondere alle richieste. A tal proposito riproduciamo una tabella sulla situazione degli stalli attualmente esistenti, come da noi rilevata il 4 settenbre u.s. confrontandola con quelli previsti e prevedibili:
Situazione attuale
Parco Ferroviario: 270 (blu, a pagamento)
V. Monte Grappa: 26 (bianchi) + 12 (gialli)
Via Cairoli: 38 (gialli)
Piccole traverse v. Mazzini/v. Cairoli: 10 (bianchi)
Via Mazzini: 65 (bianchi meno due o tre gialli)
Via N. Sauro: 75 (bianchi)
Piazza Ricasoli (lato est): 20 (bianchi)
TOTALE: 516
Situazione di progetto
Parco ferroviario: 360 stalli pubblici (blu a pagamento)
Nel computo della tabella non abbiamo riportato gli spazi di sosta previsti nei seminterrati dei lotti 1 e 2 che sorgeranno nell’area, sia perché il Piano non li quantifica sia perché saranno destinati ad accogliere solo le auto del personale e dei fruitori di ciascuno di questi lotti.
Osserviamo comunque che questo progetto, di contro ad un aumento di alcuni stalli a pagamento, provoca una perdita secca di stalli liberi di circa 150.
Se è vero che il Piano è limitato agli interventi attinenti l’area di pertinenza è altresì vero che deve dimostrare la sua compatibilità urbana, (cosa di cui non si preoccupa minimamente) tanto più che il piano è elaborato da un’Amministrazione come il Comune che ha competenza esclusiva anche sul contesto. I rapporti con il contesto non possono essere indefiniti. Il piano deve illustrare le interferenze e i cambiamenti che comporta per attestare la propria sostenibilità.
Questi aspetti fondamentali (indicazioni degli accessi e delle uscite ai e dai diversi settori dell’area, riflessi sulle modifiche alla sosta del contesto….) devono far parte integrante del piano.
C. GLI EDIFICI STORICI
All’interno del comparto B (quello del terminal) oggi figurano tre edifici/magazzini a seguito della nascita della stazione ferroviaria. Soprattutto due di essi presentano, oltre che un valore storico e testimoniale, un’apprezzabilissima struttura architettonica secondo la tipologia caratteristica di queste attrezzature: monovolumi sviluppati in lunghezza, grande copertura a capanna con gronde molto sporgenti sostenute da travi/mensole in legno, camminamento perimetrale in quota in lastricato di arenaria sopra zoccolature in blocchi squadrati di calcare, cornici in arenaria trattata a porte e finestre. Una ricerca e una presenza materica oggi non più riscontrabili in edifici pur similari come funzione. Con l’insensibilità che ha caratterizzato tutta la politica urbanistica comunale nei confronti di ogni testimonianza dell’archeologia industriale, ma anche in contrasto con principi di conservazione dell’edificato storico applicati invece in altre situazioni (ad es. la variante sulle corti rurali oggi in discussione), il Piano prevede sic et simpliciter l’abbattimento di questi grandi mono-volumi per far posto (nel limitato spazio del comparto B) ai parcheggi e al terminal degli autobus. L’intervento globale ha avuto il benestare del Collegio ambientale, ma non è dato sapere se esiste un’autorizzazione all’abbattimento di questo patrimonio da parte della Soprintendenza, dalla quale deve eventualmente essere autorizzato ai sensi delle norme vigenti. Teniamo presente che l’eventuale diniego di questo Organismo farebbe ‘saltare’ completamente tutto il Piano.
Rimarrà il muro di recinzione in cortine e pilastrini in cotto che delimita gran parte dell’attuale lato nord del parco ferroviario?
Orbene noi crediamo che non solo questi edifici non possano e non debbano essere distrutti, ma l’intero progetto dell’area doveva partire da questa presenza strutturale e dalla sua valorizzazione.
D. RAPPORTO CON IL CENTRO STORICO
Nel comparto A del Progetto sono previste importanti funzioni urbane di richiamo: sia uffici direzionali di uso pubblico (lotto 2), in cui si collocheranno uffici della Provincia di Lucca (Ente che ha co-firmato il Piano comunale) sia funzioni del terziario privato, con uffici privati, negozi, alberghi….
Sottoscrivendo questo piano, la Provincia (assieme al Comune) avalla la fuoriuscita dal centro storico di suoi uffici ovvero di una delle funzioni fondamentali per la sopravvivenza della città antica quale polo di riferimento territoriale. Portare fuori del C.S. funzioni direzionali come queste significa abbandonarlo a diventare preda assoluta del turismo, con tutte le distorsioni e le implicazioni che questo comporta. Se la Provincia ha bisogno di spazi per la propria funzionalità questi dovrebbero essere ricercati all’interno del centro storico…..e qui non mancano i cosiddetti “contenitori”! Dagli anni ’60 in poi abbiamo assistito ad un progressivo impoverimento di ruolo della città storica con l’emigrazione di importanti funzioni direzionali pubbliche che servivano a mantenere un legame tra il centro, il territorio e gli utenti della piana. Sempre più, una larga parte dei cittadini che abitano l’interland lucchese si trova a non avere più motivazione alcuna per accedere al centro storico. E in questo senso va tutta la “politica” del Piano anche con il previsto complesso di uffici, privati, negozi etc.
Fa comunque piacere che da parte dell’attuale Presidente della Provincia siano state avanzate ultimamente informali perplessità sul proprio interesse a questo tipo di soluzione. Ci auguriamo che questi dubbi si trasformino quanto prima in ritiro formale dalla propria compartecipazione a questa iniziativa.
E. AREE A VERDE
Le aree verdi, pur sempre puntualmente previste, sono sempre una nota dolente dei Piani attuativi perché ad esse viene assegnato il ruolo di imbellettamento puramente cromatico dell’intervento. A verde si destinano (sempre!) quei triangoli marginali di risulta dall’operazione edilizia e che non possono essere sfruttati in modo più conveniente. Il nostro caso non fa eccezione con un triangolo, ‘avanzo’ del lotto di partenza, a nord del taglio dovuto al prolungamento di via Mazzini, e con un altro triangolino nell’estrema punta sud-est del lotto a fianco del previsto sovrapasso ferroviario.
Non prendiamoci in giro! O il verde e la sua progettazione diventano un elemento caratterizzante e strutturale del Piano in cui la stessa Amministrazione ‘crede’ oppure evitiamo di qualificare come tali delle aree non costruite e non costruibili e semplicemente utili per il calcolo delle superfici permeabili, magari con l’impianto di due alberelli ed un pratino!
Osservazioni
Stante quanto sopra descritto questa Associazione pur condividendo il principio dell’utilità di dotare la città di un polo di interscambio tra diversi mezzi di trasporto osserva quanto segue.
1. Si evidenziano nella soluzione proposta gravi mancanze di completezza e di analisi con il contesto oltre ad inaccettabili soluzioni funzionali e formali, pertanto si chiede che il Piano stesso non solo venga debitamente integrato, ma che venga ritirato e re-impostato anche in variante allo stesso R.U. tenendo conto dei principi di seguito specificati. Evidenziamo che già ora il Piano non rispetta lo schema funzionale e tipologico indicato dal R.U. vigente, e quindi anche per questo deve essere rielaborato.
2. Gli immobili storici (magazzini), presenti nella parte più vicina alla stazione del comparto B, non vengano abbattuti, ma, per il loro valore, restaurati e recuperati alle funzioni complementari del terminal (amministrazione, ristoro, edicola, libreria….) con riqualificazione urbana dello spazio circostante (anche con aree a verde) in modo da costituire una piazza/anello di congiunzione tra Piazza Ricasoli e il terminal vero e proprio.
3. Spostamento verso est dell’area da destinare ai bus e al parcheggio scambiatore, aumentandone convenientemente la superficie e la capienza in modo da costituire una vera attrezzatura territoriale e da rispondere anche alle esigenze della zona. La maggiore distanza che verrebbe a crearsi tra queste attrezzature e la stazione ferroviaria potrebbe facilmente essere superata eventualmente con l’impianto di tapis-roulant, utili tra l’altro per i viaggiatori con valigia.
4. dell’attuale enorme edificabilità del comparto A, sia per rispettare le esigenze funzionali della viabilità di scorrimento che saranno portate con il sovrappasso, sia l’equilibrio della zona (sulla quale graveranno anche altre insostenibili grosse operazioni edilizie, quali il recupero dell’ex Safil, del mercato ortofrutticolo, dei magazzini tabacchi e i vari interventi privati). Che l’Amministrazione comunale rinunci al “dono/capestro” del comparto B per 1 ¤, acquisti secondo i prezzi di mercato l’intera area dello scalo merci (che non dovrebbe avere un costo proibitivo vista l’attuale destinazione), chiedendo eventualmente il contributo di Provincia e Regione, e programmi liberamente eventuali volumetrie aggiuntive che possono essere lì costruite seguendo unicamente gli interessi e la funzionalità della città e da rivendere successivamente ai privati. Il protocollo di intesa con le Ferrovie prevede anche questo tipo di soluzione senza penali alcune. Un’operazione del genere è anche auspicata dal prof. Leonardo Benevolo che così, in un’intervista su La Repubblica del 21 Luglio u.s., ribadisce questo principio urbanistico generale: L'autorità pubblica dovrebbe acquistare l'area soggetta a trasformazione per poi rivendere agli operatori privati i lotti edificabili. Così si elimina l'interesse speculativo, ma non il legittimo profitto dei privati. Dal canto suo l'ente pubblico guadagna la libertà di progettare e di mantenere il controllo.
5. Per garantire un futuro multifunzionale al centro storico, il Piano non deve accogliere destinazioni direzionali pubbliche (come gli uffici provinciali) che lì dovrebbero essere mantenute e potenziate.
p. Il Consiglio Direttivo
Il Presidente (arch. Roberto Mannocci)
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