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Venerdì 18 Settembre 2009 13:54

PIUSS LUCCA - LE NOSTRE PRIME OSSERVAZIONI -  

 

Il PIUSS lucchese sembra trovi tutte le porte burocratiche spalancate per la sua attuazione. Nessuno che a livello regionale voglia fare le dovute verifiche. Ogni Istituzione, nello studiato gioco delle parti indipendenti l'una dall'altra e in quello convenuto di non calpestarsi i piedi, accoglie a occhi chiusi quello che le già "sotto-ordinate Amministrazioni" dicono e "autogarantiscono". Il PIUSS lucchese appare nato da una sorta di "accordo segreto" bipartisan tra opposti schieramenti politici, a giudicare da come si è esplicitato  l'atteggiamento tenuto dalla cosiddetta 'opposizione' comunale che in sostanza ha avallato tutto quello che la maggioranza indicava, come si è esplicitato  nella composizione bipartisan dello staff tecnico che ha elaborato il programma, esplicitato nella "benedizione" portata dall'Assessore regionale Bertolucci  alla presentazione ufficiale in S. Romano, esplicitato nella compartecipazione ufficiale della Provincia di Lucca, contraddicendo se stessa.......

La nostra posizione (non di rigetto totale dell'iniziativa, ma di forte critica e "bocciatura" assoluta solo di alcuni dei 14 progetti, per macroscopici motivi urbanistico/ambientali, per rispetto della configurazione storica della città, per calpestamento delle norme urbanistiche vigenti, perché in sostanza nega la città ai lucchesi e configura una "città da bere", per diversi aspetti molto velleitari), essendo stata una delle poche elaborazioni critiche organiche presentate, ha suscitato vasto interesse, tanto che con questo post pubblichiamo i ns. primi documenti sul PIUSS lucchese elaborati nello scorso autunno 2008, quando tutto era ancora in via di definizione, e  inviati, con spirito costruttivo e nei termini previsti, per contribuire all'approfondimento dei temi.

Questi documenti non avevano ancora fatto la propria comparsa su questo sito semplicemente perché  esso è nato solo all'inizio del 2009. 

piazzeweb

Ecco il ns. primo documento del 10 ottobre 2008. 

Programma PIUSS - Comunicazione 1

1. Osservazioni di carattere generale

Chiaramente il bando PIUSS, con i suoi fondi europei resi disponibili, è un’occasione che si presenta alle città e ai comuni toscani per concretizzare interventi di riqualificazione altrimenti assai difficilmente raggiungibili con i bilanci ordinari. Ma proprio perché si tratta di un’occasione unica, il Comune di Lucca (e con esso la Provincia, che vi compartecipa) deve tenere un atteggiamento da un lato concreto, dall’altro assai cauto perché si tratta di segnare o sprecare il futuro della città. Questo futuro, infatti, si determina soprattutto con le idee, idee urbanistiche,  che devono essere chiare, e non astratte e fumose, né questa disponibilità economica deve fare “impazzire” le menti, come successe con i Fondi FIO di fine anni ‘80/inizio ’90, ove ci fu una rincorsa ai soldi statali e all’affare che si prospettava e si impiantarono “operazioni” che in gran parte non si realizzarono per diffusissima opposizione popolare (parcheggi sotto gli spalti) o che ancora (a distanza di oltre un ventennio) attendono di essere degnamente terminate e che sono del tutto cambiate (Palazzo Guinigi, ex Real Collegio….).

Purtroppo Lucca, nell’elaborazione di questo programma concreto, non è certo avvantaggiata dal fatto di avere alle spalle strumenti urbanistici degni di tal nome (P.S., ma soprattutto il R.U.), dal momento che quest’ultimo si è limitato a lasciare aperte, per ogni singolo edificio, mille possibili destinazioni d’uso cui corrispondono mille possibili operazioni edilizie, non disegnando quindi alcuna scelta sul tipo di città che Lucca vorrà e dovrà essere.

La definizione del programma PIUSS, pertanto, riveste un’importanza fondamentale e una delicatezza assoluta perché sono proprio le scelte che in esso saranno contenute che segneranno la tipologia di vita, di funzionalità e di assetto urbano che in questi pochi mesi della sua elaborazione si vanno a decidere. La stessa scelta della macro-area dell’intervento (tutta una vasta zona a sud/ovest che rappresenta quasi 1/5 del centro storico (!) e che, tra l’altro, ha subito cambiamenti nella sua perimetrazione tra luglio e settembre) è prova della pericolosità di una scelta affrettata, quale obiettivamente è quella dettata dal Bando. Non a caso infatti questo richiede che gli interventi indicati nel Programma risultino immediatamente realizzabili e quindi se ne prescrive la coerenza con gli strumenti urbanistici vigenti.

Il grande complesso dell’ex Manifattura dei Tabacchi, però, è classificato dal vigente R.U.  come “Ambito Speciale” (art. 84) per il quale il R.U. prescrive che L’intervento è subordinato alla predisposizione di idoneo Piano attuativo”, per l’efficacia del quale la L. R. 1/2005 sul Governo del territorio, agli artt. 65 e segg., prescrive l’iter dell’adozione da parte del Consiglio Comunale, la pubblicazione per 45 gg. consecutivi con la presentazione delle Osservazioni da parte dei cittadini, le eventuali controdeduzioni o gli accoglimenti e, quindi, la definitiva approvazione da parte del C.C.

Sarà in quella fase di Osservazioni e con prossime note specifiche che questa Associazione si riserva di presentare proposte e obiezioni più dettagliate delle presenti.

 

2. Osservazioni sulla nuova accessibilità e sulla riqualificazione dell'ingresso alla città

    (Es. Piazzale Verdi e Porta Sant'Anna,  ex Cavallerizza, ecc).

Italia Nostra è nettamente contraria alla creazione di mega-parcheggi interrati sia nel sottosuolo di piazzale Verdi che sotto la prevista rotonda di piazzale Boccherini fuori Porta S. Anna. I parcheggi vanno creati al di là dei viali di circonvallazione e collegati al centro storico con un efficiente servizio di navette. All’interno del centro storico possono prevedersi solo strutture di sosta modeste per le attività di servizio alle attrezzature.

Ma la nostra contrarietà al parcheggio interrato di piazzale Verdi è data anche dalla presenza, nel sottosuolo, dei resti della prima cinta muraria cinquecentesca e dalla presenza, in superficie,  del Parco della Rimembranza (1923/24) con il Faro monumentale, una conformazione storica e testimoniale che non può essere intaccata. Due “pezzi” di storia della città che devono essere intoccabili.

 

3. Osservazioni sulle destinazioni previste nel Progetto per l’ex Manifattura Tabacchi.

La proposta PIUSS di farne “La Città della Musica” ci sembra velleitaria, generica e pleonastica, dal momento che Lucca, e il suo centro storico, non avrà bisogno di grandi auditorium, essendo già dotata di diverse strutture a sua dimensione che vanno solamente perfezionate.

Il grande “contenitore” della ex Manifattura, invece, per noi dovrà accogliere una parte di strutture espositive a servizio dei Comics che attualmente non hanno alcuna struttura al coperto, ma “imperversano” esclusivamente nelle più preziose piazze cittadine e sugli spalti delle Mura. Alle mostre dei Comics  deve essere assegnata, invece, una struttura fissa e solo alcune strutture di contorno, ma stando di altissima qualità, possono andare a completarne le esigenze, sparse nella città storica.

Naturalmente la struttura espositiva potrà accogliere altre manifestazioni culturali oltre quella specifica dei Comics.

Per il restante, grande volume dell’ex Manifattura, poi, proponiamo la creazione di un Centro per il Recupero dei Vecchi Mestieri. La tradizione di un artigianato legato al territorio si sta definitivamente perdendo. Basta guardare cosa oggi costituisce la mensile esposizione dell’artigianato che si svolge in città.  La struttura  produttiva della Manifattura ben si presta ad accogliere laboratori specializzati per tramandare e rendere vive tradizioni locali artigianali e artistiche (ruolo ormai perso anche dagli Istituti superiori artistici).

Il R.U. e la bozza di Programma PIUSS prevedono l’abbattimento di una parte dell’immobile e la costruzione di nuovi volumi equivalenti. L’abbattimento di immobili nei centri storici e l’immissione di nuovi volumi  trattano il centro storico alla guisa di qualsiasi altra parte del territorio, mentre il centro storico è un unicum che deve essere ripulito, non ristrutturato e ricomposto. Comunque è un’operazione, questa, che non è fattibile senza un vero e vastissimo vaglio culturale e senza un vero coinvolgimento della cittadinanza e solo, eventualmente, ricercando, dopo una puntuale scelta collettiva delle funzioni, una proposta attraverso un concorso di progettazione internazionale, e non attraverso le scorciatoie di assegnare incarico professionale a illustri sconosciuti e/o a chi è gradito a questa o a quell’altra parte delle Istituzioni (ex caserma Mazzini docet).

 

4. Osservazioni sulle destinazioni degli edifici da riqualificare nella restante parte  del Progetto

Pur interessando un quinto dell’estensione del centro storico, la Bozza PIUSS (ci è accessibile la prima stesura perché la seconda non è a tutt’oggi consultabile come il Programma prevedeva) non fornisce il disegno di una città multifunzionale, come deve essere e continuare ad essere. Le varie operazioni previste mirano al potenziamento della città turistica ed anche le funzioni culturali (ove se ne vede il potenziamento) sono indirizzate a questi scopi. Tutto diventa Macro: Macro il centro di accoglienza nella cavallerizza di piazzale Verdi, Macro l’auditorium nell’ex manifattura, Macro il complesso congressuale che ruota attorno a S. Romano….Niente, o ben poco si prevede per i cittadini lucchesi, sia per quelli che abitano il centro storico sia per quelli che abitano nella Piana e che a Lucca fanno riferimento.

Assistiamo, poi, ad una visione turistica astratta e irregimentata: il turista deve scendere al parcheggio Palatucci, il turista deve arrivare a piedi, attraverso Porta S. Donato Nuova, alla Cavallerizza ove le folle saranno smistate e indirizzate, accompagnate dal “nessundorma”, il turista deve procedere attraverso la nuova via dei tabacchi ….. Assistiamo, ci sembra, ad una visione di turismo pre-confezionato e di tipo “industriale”, tutto il contrario di quello che si andava chiedendo di favorire e l’unico sostenibile: un turismo culturale e familiare dei piccoli numeri.

Pur avendo inserito nella prima Bozza del PIUSS anche il complesso del Carmine, il Sindaco nella riunione di concertazione dello scorso settembre, comunicò la decisione di escludere questo contenitore dal programma per non addivenire ad uno sfrangiamento dello stesso. Orbene sappiamo che l’APT ha presentato una Manifestazione di Interesse su questo contenitore  richiedendone il re-inserimento nel Programma. Per farne cosa? La “casa del turista”. Come Volevasi Dimostrare!

Italia Nostra si auspica che sia per il Mercato del Carmine che per  altri contenitori fino ad oggi esclusi dal programma (arrivano voci della volontà di inserimento anche dell’ex sede della Guardia di Finanza…..) ci siano tempi e modi per analizzare con calma il loro ruolo futuro per non fare di Lucca la città di Bengodi del turista, un modello ormai ovunque definitivamente abbandonato.

Il Presidente

(arch. Roberto Mannocci)

 

Ed ecco il secondo documento del  20 ottobre 2008.

Programma PIUSS - Comunicazione 2

Ad integrazione di quanto osservato con nostro precedente contributo del 10 ottobre u.s., inviamo la seguente proposta.

4. Osservazioni sulle destinazioni degli edifici da riqualificare

Tra gli edifici inseriti  all’interno della bozza di Progetto PIUSS è compreso anche il Palazzo Pubblico o Palazzo Ducale. Questo rappresenta il simbolo della Comunità lucchese (da sede del Governo degli Anziani, a sede del Ducato a sede dell’Amministrazione Provinciale). Collaborarono alla realizzazione plurisecolare dell’opera architetti di fama quali Bartolomeo Ammannati,  Filippo Juvarra, Lorenzo Nottolini e molti altri.

Ma in questo grande “contenitore”, rimasto per gran parte “non finito”, si sono accatastate nel tempo funzioni ancor oggi presenti che in qualche modo ne inficiano una possibile completa fruizione e valorizzazione.

L’operazione di recupero e di riqualificazione iniziata un decennio addietro dall’Amministrazione Provinciale non ha ancora portato alla liberazione funzionale di parti importanti del complesso, che invece, a nostro avviso, è indispensabile perseguire. In particolare ci riferiamo sia ai locali della residenza di rappresentanza del piano nobile oggi in assegnazione alla Prefettura, sia ai sottostanti locali del mezzanino che costituivano la residenza “ordinaria”  dei Governanti ed oggi occupati dagli uffici provinciali, ma  che offrono, se degnamente recuperati e restaurati, aspetti interessantissimi.  Ora proprio la possibilità di pubblica visita e lettura di questi ambienti, per gli aspetti artistici e storici che offrono, mentre ne garantirebbero la migliore conservazione darebbero al Palazzo la dimensione di una vera attrattiva turistica che le limitate parti già recuperate “quali il quartiere di parata” non sono assolutamente in grado di assolvere. Pertanto un progetto di riqualificazione del Palazzo Ducale non può prescindere da queste priorità: allontanamento di una parte degli uffici provinciali (naturalmente sempre all’interno del centro storico per non far perdere funzioni vitali alla sua sussistenza) e trasformazione museale dell’ala prefettizia (la più bella, in assoluto,  di tutto il complesso e comprendente gli appartamenti del re e della regina), magari attivando anche un’azione per il recupero di parte degli arredi originali oggi presso Palazzo Pitti a Firenze.

Mentre per gli uffici sembra che si stia studiando lo spostamento nell’edificio sud del cortile degli Svizzeri (ammesso che sia possibile a sua volta lo spostamento dell’attuale comando dei carabinieri), per la seconda sembra che non ci sia niente in programma. Italia Nostra, invece, propone di integrare il Progetto Piuss con la realizzazione di un Museo di Palazzo Ducale, con conseguente spostamento della Prefettura e dell’appartamento del Prefetto in altro palazzo urbano, ugualmente funzionale e ugualmente prestigioso come si conviene al ruolo istituzionale da assolvere.

Sottolineiamo, poi, l’assoluta necessità che gli uffici pubblici provinciali, comunque sia, vengano mantenuti all’interno del centro storico, rinunciando definitivamente all’iniziativa della Provincia di costruirli ex novo nell’area dello scalo merci ferroviario come già previsto nel piano di recupero di quell’area. Se la funzione direzionale (come quella della residenza stabile) deve rimanere nel centro storico (se non vogliamo trasformare  la città in una banale Luccaland turistica) suggeriamo che oltre ai locali del cortile degli Svizzeri si guardi anche ai locali delle Imposte Dirette, adiacenti al Palazzo Pubblico e anch’essi inseriti nel progetto Piuss, che scelleratamente è stato deciso (e permesso) di svuotare per collocarli nell’area di Guamo. Funzionalità degli uffici e tutela delle funzioni del centro storico sarebbero garantite.

Per la valorizzazione del Palazzo, infine non può non affrontarsi la configurazione dei due cortili e in particolare del cortile Carrara, ove risalta l’incoerente impianto all’interno delle aiuole, negli anni  ’50 del secolo scorso, di alberi di cedro che la struttura “a pozzo” del cortile ha reso ancor più invadenti, pericolosi e” filanti” per la ricerca della luce.  Un aspetto secondario, se vogliamo, ma che è opportuno considerare.

Ringraziamo dell’attenzione e salutiamo distintamente.

 

Il Presidente

(arch. Roberto Mannocci)

 

 

 

 

 
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Martedì 14 Luglio 2009 14:44

LUCCA - LO SCANDALOSO BARATTO -

SQUADRA DI CALCIO E SPECULAZIONE IMMOBILIARE!

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Giovedì 16 luglio 2009 è convocato il Consiglio Comunale di Lucca per discutere della situazione della squadra calcistica locale. Un anno fa questa fu formata, dopo il fallimento della squadra precedente, da imprese immobiliari che nell’assumersi l’onere chiesero pubblicamente in cambiodal Comune di Lucca la ricompensa di costruire un enorme polo terziario in aree agricole in frazione S.Donato da esse stesse acquisite poco prima proprio per condurre in porto questa operazione.   

La Sezione lucchese di Italia Nostra, in data 14 luglio, ha inviato al Sindaco e ai componenti del Consiglio Comunale di Lucca  la seguente indignata nota sull’argomento.

 

Riteniamo inquietante il modo in cui è stata posta la cosiddetta questione  nuovo stadio e (forse) ancor più inquietante è il modo in cui è stata trascinata fino ad oggi.

Gli immobiliaristi dei gruppi Cipriano e Valore che hanno investito nella Società calcistica Lucchese, ri-fondandola nell’estate scorsa, misero subito sul piatto (appunto) la questione immobiliare dichiarando che nel sobbarcarsi l’onere economico di dare una squadra di calcio alla città di Lucca ponevano la condizione al Comune che fosse concessa loro in cambio, e da sùbito, la possibilità di costruire tutto quello che volevano su un terreno agricolo che avevano già acquistato in frazione S.Donato.  E lì, nella zona agricola, volevano e vogliono costruire oltre ad un nuovo stadio di proprietà, attrezzature sportive varie, centro benessere, piscine, centro commerciale, albergo, multisala cinematografica ecc. ecc.. “Non solo vogliamo fare subito tutto questo, ma lo vogliamo fare lì, altrimenti lasciamo la squadra al suo destino.”

Una chiarezza assoluta, senza dubbio! Ma soprattutto uno sprezzante vero e proprio ricatto nei confronti dell’Amministrazione Comunale nel quale si sono voluti mischiare e collegare aspetti che per loro natura sono distanti anni luce (gestione di una squadra sportiva e governo del territorio).

In un Paese sufficientemente civile e dignitoso le Istituzioni pubbliche avrebbero saputo immediatamente rispondere per le rime a questa pubblica umiliazione del proprio ruolo e a questo “baratto”….ed invece proprio le Istituzioni hanno tergiversato e tentennato facendo intendere che tutto sarebbe stato (anche) possibile di fronte a tanto munifico mecenatismo sportivo!

Si è dimostrata così una inaccettabile debolezza delle Istituzioni e delle forze politiche!

Fino ad allora nessun cittadino lucchese (tifoso o non tifoso), nessun tecnico e nessun amministratore aveva mai notato che, tra tutte le grandi esigenze/urgenze della città ci fosse anche quella di un nuovo stadio. E in realtà successivamente si è reso evidente che non è tanto un nuovo stadio che si rincorre, quanto la remunerazione che viene garantita da tutto il resto di questa enorme speculazione immobiliare, che rivoluzionerebbe la strutturazione funzionale urbana, metterebbe in concorrenza parti diverse del territorio e assorbirebbe anche previsioni destinate al languente centro storico (centro benessere già programmato nella ex Palestra Bacchettoni, sale cinematografiche, strutture commerciali….).

Non è compito dell’Amministrazione Comunale garantire speculazioni immobiliari a chicchessia, ma è compito dell’Amministrazione garantire lo sviluppo ordinato del territorio programmandolo attraverso gli strumenti urbanistici.  Questi (Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico), pur nella loro generale permissività, negano assolutamente ai territori di S. Donato  qualsiasi destinazione che non sia quella agricola, sia per la loro alta pericolosità idraulica sia perché  quegli stessi strumenti indicano in questi luoghi  il “limite alla  città” e il “limite della città” e vi negano il consumo di suolo. Il programma elettorale dell’attuale Amministrazione d’altronde stabiliva la volontà di ridurre le possibilità edificatorie ponendo freni a quella forsennata cementificazione che negli ultimi 5 anni ha cambiato i connotati alla città e al territorio,  “sforando” di gran lunga (è un dato ufficiale!) i limiti  già ultra-consistenti  indicati dal P.S. La revisione e ri-scrittura degli strumenti non è ancora avvenuta se non attraverso alcune modifiche assai parziali e che nel corso della loro elaborazione sono andate via via attenuandosi fino a perdere i connotati iniziali.

Ma la destinazione agricola delle aree di S. Donato è un punto chiaro e incontrovertibile e proprio su questa base l’Amministrazione aveva il dovere di cestinare immediatamente l’assurda proposta immobiliare, per la cui realizzazione, tra l’altro, dovendo procedere ad una modifica del Piano Strutturale occorrerebbe coinvolgere le competenze della Regione e della Provincia (a proposito quale è il pensiero di quest’ultima?). 

Comunque non sono possibili deroghe, anche quelle che si vogliono fantasiosamente ammantare di finalità sociali, e ci auguriamo che tutte le forze presenti nel Consiglio Comunale tengano fede al principio di legittimità, altre volte purtroppo ignorato.

Risulta oltremodo inquietante, poi, il fatto che queste imprese immobiliari abbiano deciso di investire nell’acquisto di aree classificate agricole ad un prezzo molto superiore al loro effettivo valore (“come se fossero edificabili” è stato dalle stesse affermato). La scelta di un’operazione del genere sembra essere il frutto o di un incosciente avventurismo economico nella gestione di impresa oppure di una preventiva certezza di un futuro placet all’edificabilità di questi terreni. Un dilemma che necessita di un chiarimento.

Terminiamo questa nota chiedendo un sussulto di dignità al prossimo Consiglio Comunale previsto il prossimo 16 luglio limitando la discussione a definire le modalità possibili con cui l’Amministrazione può eventualmente facilitare la gestione economica della squadra locale (riduzione del canone di affitto per lo stadio comunale oppure altri interventi compatibili con le altre vere urgenze e con il bilancio?), rigettando integralmente l’inammissibile principio  dello scambio sia con la ristrutturazione commerciale dell’attuale splendido stadio “Porta Elisa” (opera dell’arch. Raffaello Fagnoni del 1934) che con il nuovo inconcepibile polo terziario a S.Donato.

Il Presidente (arch. Roberto Mannocci)

 

 
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