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LUCCA - IL GRAVE NODO URBANISTICO
Queste sono le pre-osservazioni che il Consiglio Direttivo della Sezione di Lucca di Italia Nostra ha approvato nella riunione del 09.02.2010 (Protocollo del Comune di Lucca N* 09604 del 10.02.2010) sul tema del caos che investe l'urbanistica lucchese e sulle traballanti procedure che l'A.C. vuole adottare per "sanare" la gravissima situazione.
Foto aerea di Lucca ( © Foto Lucio Ghilardi - Lucca per Italia Nostra, 2004 )
Questa Associazione presenta alcune pre-Osservazioni riferendoci sia al Documento “Direttive e Linee Guida” per la predisposizione delle Varianti al P.S. e al R.U., sia alla breve nota che il Responsabile della Comunicazione (dott.ssa Silvia Giusti) ci ha fatto pervenire per e.mail in data 19 gennaio quale sintesi anonima (senza data e senza alcuna firma!) dell’incontro che Sindaco e tecnici avevano avuto con le Associazioni Ambientaliste in data 13.01.2010 alle ore 11.
A. Con grande nostra sorpresa abbiamo visto che la nota riferita ai contenuti dell’incontro del 13 gennaio non solo non contiene alcuna delle numerose “annotazioni” che “a caldo” le Associazioni hanno esternato in tale occasione, ma non riporta nemmeno tutta la prima parte dell’illustrazione tecnica, senza cui il prosieguo delle proposte risulta inintelligibile.
B. Orbene, facendo riferimento alla ns. memoria, siamo costretti a sintetizzare noi questa parte mancante della relazione tecnica (chiedendo venia per eventuali imprecisioni) proprio perché qui è un punto nodale.
I tecnici hanno affermato che di fronte ai comprovati superamenti edificatori dei limiti ivi posti dal P.S. in 5 Utoe comunali, ma incoerentemente e illegalmente ammessi dal sott’ordinato R.U. e concessi senza le necessarie verifiche da parte dell’Ufficio, e di fronte alla constatazione che comunque i limiti edificatori generali individuati dal P.S. per tutto il territorio comunale e relativi alle diverse categorie funzionali non erano stati superati (anche se residenziale e commerciale erano giunte ad esaurimento) il criterio con cui l’A.C. vuole procedere è il seguente.
1. Le Varianti a P.S. e R.U. che Il Comune vuole redigere saranno Varianti di “minima” atte ad apportare correzione agli errori commessi con la volontà di non intaccare i limiti generali territoriali alla nuova edificazione che il P.S. vigente pone per le singole categorie funzionali.
2. L’ A.C. procederà all’annullamento o rinuncia di alcuni Piani attuativi di iniziativa pubblica a cui la stessa “non è più interessata” e al trasporto di tale potenzialità edificatoria in altre zone. Come Piano attuativo pubblico da mandare in soffitta fu citato espressamente quello previsto dal P.S. all’interno del cosiddetto Parco Est fiancheggiante il progettato asse viario Nord-Sud. A specifica ns. domanda se esistevano altri Piani attuativi pubblici cui l’Amministrazione rinunciava non fu data alcuna indicazione, perché il problema doveva essere ulteriormente approfondito.
3. Il criterio che l’A.C. intende adottare è quello di trasferire le quantità edificabili ex novo, come sopra recuperate “per fini di pubblica utilità”, per coprire (cioè sanare) sia gli sforamenti avvenuti tramite i permessi già rilasciati, sia per rendere possibile la conclusione dei Piani attuativi privati già adottati, sia per dare il via a tutte quelle richieste private già giacenti presso gli Uffici e inevase per l’anno di “blocco” nelle 5 UTOE.
4. Dai calcoli dei tecnici, con questa procedura (che è una vera e propria sanatoria quantitativa) le possibilità edificatorie recuperate dalla cancellazione dei Piani attuativi pubblici si verrebbero ad esaurire, riservando qualche “residuo” per l’edilizia residenziale pubblica.
5. Le possibilità di nuova edificazione che il R.U. prevedeva nelle UTOE senza sforamento continueranno ad essere valide e saranno confermate nelle Varianti da approntare.
C. La prima osservazione che presentiamo verso questo tipo singolare di procedura è la seguente. Un Piano urbanistico organico quale il P.S. vigente (o per lo meno tale dovrebbe essere) viene cambiato nei suoi connotati e nelle sue intrinseche giustificazioni (derivanti da analisi e dati documentari del quadro conoscitivo), spostando possibilità di nuova edificazione da un luogo all’altro del territorio comunale senza alcuna giustificazione di tipo urbanistico e senza alcun riferimento all’equilibrio territoriale, che è il solo fine che deve stare alla base del Piano stesso e delle sue eventuali Varianti. Ciò che l’A.C. propone è solo un’operazione ragionieristica, numerica, quantitativa come se operasse su una tabella e non su singole, specifiche e organiche realtà territoriali (UTOE appunto) ciascuna dotata di una precipua identità e di determinati limiti. Tutta l’operazione di “trasferimento delle potenzialità edificatorie” (dalla generica rinuncia ai Piani attuativi di iniziativa pubblica alla “copertura” formale delle eccedenze edificatorie nei luoghi, nelle qualità e nelle quantità in cui sono casualmente avvenute), pertanto, è modifica totalmente priva di qualsiasi motivazione urbanistica e non è certo sufficiente il richiamo generico a “fini di pubblica utilità”.
D. Questa operazione di sanatoria numerica dei propri gravissimi errori viene adottata non solo per “condonare” quanto già concesso dagli Uffici e poi costruito, ma anche quello che è “giacente” cioè non è stato ancora autorizzato, ma di cui è stata presentata domanda. Insomma si adotta una procedura che sostanzialmente rende legge il detto “chi prima arriva prima alloggia”, che è considerazione derivata dalla sapienza popolare, ma non dalle regole urbanistiche.
E. Anche ciò che prevedono i Piani attuativi privati indicati dal R.U. e già adottati dall’A.C. viene inserito tra le edificabilità da “coprire” e quindi da permettere (proseguendo coscientemente ad incrementare gli sforamenti zonali), quando, invece, le norme regionali vigenti chiaramente dichiarano decadute le previsioni dei Piani stessi se non definitivamente approvati e convenzionati entro 5 anni dall’approvazione dello strumento urbanistico (2004), a nulla rilevando un eventuale atto d’obbligo anteriore alla definitiva approvazione del piano attuativo.
F. La prassi che si intende adottare a nostro giudizio risulta illegittima in quanto trattasi di una sanatoria urbanistica comunale non prevista da alcuno strumento normativo ed in quanto le modifiche strumentali che si vogliono apportare ai modi in cui i Piani governano e gestiscono il territorio sono totalmente prive di motivazione.
G. Il Comune di Lucca può decidere, invece e in modo legittimo, di procedere all’annullamento del Regolamento Urbanistico in via di autotutela. Questo comporterebbe, in una procedura rispettosa dei principi che disciplinano la materia, quanto segue:
1. che l’annullamento dovrebbe concernere tutte le previsioni del Regolamento Urbanistico in contrasto con il Piano Strutturale e quindi facendo, rispettivamente, cento ciò che poteva essere costruito in forza del Piano Strutturale e centotrenta ciò che può essere costruito in base al Regolamento Urbanistico, l’illegittimità e l’annullamento correlato dovrebbero riguardare e investire l’intera previsione del Regolamento Urbanistico, ovverosia centotrenta (non potendosi evidentemente distinguere all’interno del centotrenta previsto dal Regolamento Urbanistico ciò che era conforme al Piano Strutturale e ciò che non lo era e, soprattutto, non potendo tale criterio essere dato dall’inesistente principio della precedenza temporale (chi prima arriva meglio alloggia!);
2. che l’annullamento di tutte (nel senso sopra precisato) le previsioni del Regolamento Urbanistico in contrasto con il Piano Strutturale implicherebbe poi:
2.a - l’illegittimità e, quindi, l’annullabilità di tutti gli atti autorizzativi già emessi a seguito di tali annullate previsioni del R.U., con possibile distinzione tra autorizzazioni che si sono già tradotte in “costruzioni” (che potrebbero essere fatte salve in forza di altri principi giuridici che regolano la materia) ed autorizzazioni che non si sono ancora tradotte in “costruzioni”, che invece possono essere annullate in via di autotutela;
2.b - il rigetto sia di tutte le autorizzazioni già richieste e non ancora autorizzate proprio in conseguenza dell’annullamento del Regolamento Urbanistico, sia, per gli stessi motivi, di tutte le autorizzazioni che potrebbero essere richieste prima dell’atto di annullamento (dal momento che tra le due ipotesi non c’è, giuridicamente, alcun diritto di precedenza o distinzione, come intende invece l’A.C.).
H. Questa procedura permetterebbe all’A.C. di accelerare la necessaria e urgentissima ri-scrittura dei propri strumenti urbanistici in forza degli unici principi che ne devono stare alla base che sono quelli dell’equilibrio territoriale e delle effettive esigenze della comunità soprattutto per quanto concerne il settore delle infrastrutture e dei servizi (carenze assai poco emerse anche dalla tardiva opera di monitoraggio effettuata). E’ indispensabile ri-valutare da subito l’eccessivo consumo di suolo e la sostenibilità complessiva delle previsioni originarie e non rimandarlo ad una seconda fase (come si afferma nel Documento di Monitoraggio).
I. Siamo del tutto coscienti che questo comporta alcuni sacrifici, ma è l’unica procedura chiara, legittima e obiettiva. Deve essere precisato, poi, che questo è conseguenza diretta di ben individuabili responsabilità interne all’Amministrazione, che sarebbe giusto far emergere, e comunque la procedura che indichiamo risulta ineliminabile di fronte ad un vero e proprio caos in cui versa tutto il settore da anni.
L. Questo caos di illegittimità edilizio/urbanistica (cui si somma anche il bubbone dell’illegittima composizione del Collegio per il Paesaggio nel periodo settembre 2008/marzo 2009, passivamente coperto dalla Giunta) fu segnalato da questa Associazione con un documento inviato a Sindaco, Giunta e Capigruppo nel lontano 19.09.2007 (riprodotto nel ns. sito www.italianostralucca.org con il titolo “Urbanistica: Gli Sforamenti Annunciati”), che i tentennamenti e l’indifferenza dell’Amministrazione non hanno considerato e che i responsabili del settore hanno fino all’ultimo negato.
M. Questa Associazione, nel confermare le procedure indicate ai punti G e H, invece può considerare positivamente quanto l’A.C. indica in riferimento agli interventi sul PEE nella nota inviata il 19 gennaio. In una situazione così confusa e “senza struttura” quale quella odierna è indispensabile limitare la possibilità di trasformazioni edilizie e di cambiamenti di funzioni per i grandi immobili esistenti (ma per tutti!) che creino aggravi e sconvolgimenti del carico urbanistico. Per le trasformazioni degli immobili ex industriali, poi (ma è cosa che interessa il nuovo Piano) dovrà farsi riferimento al parametro della superficie e non a quello, esoso, del volume. Non siamo invece in grado, ancora, di esprimerci sull’idoneità dei parametri che l’A. propone sull’argomento degli interventi di piccola entità. Risulta ambiguo, e quindi inaccettabile, invece, il significato dell’espressione “la sostanziale conferma, per il Centro Storico, delle previsioni …”.
N. Concludiamo riallacciandoci a quanto da noi “toccato” all’inizio. Questa Associazione sente il dovere e intende partecipare alle consultazioni che in campo urbanistico l’A.C. è tenuta a fare, cercando di dare il contributo che è nelle proprie forze, ma solo nella garanzia di reciproca trasparenza e di reciproco rispetto e, diremmo, di generale utilità. Riteniamo inammissibile che gli incontri precedenti si siano svolti senza verbalizzazione alcuna di quanto dibattuto e che si diffondano da parte comunale documenti parziali, privi di paternità e di origine. Trasparenza integrale e correttezza, questo chiediamo. Il “gioco del nascondere” (di cui è testimonianza tutta la vicenda urbanistico-edilizia su ricordata) non serve a nessuno, anzi, come dimostrato, porta solo danni irreversibili al territorio.
Con i migliori saluti.
Il Presidente
(arch. Roberto Mannocci)
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