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Martedì 14 Luglio 2009 14:44

LUCCA - LO SCANDALOSO BARATTO -

SQUADRA DI CALCIO E SPECULAZIONE IMMOBILIARE!

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Giovedì 16 luglio 2009 è convocato il Consiglio Comunale di Lucca per discutere della situazione della squadra calcistica locale. Un anno fa questa fu formata, dopo il fallimento della squadra precedente, da imprese immobiliari che nell’assumersi l’onere chiesero pubblicamente in cambiodal Comune di Lucca la ricompensa di costruire un enorme polo terziario in aree agricole in frazione S.Donato da esse stesse acquisite poco prima proprio per condurre in porto questa operazione.   

La Sezione lucchese di Italia Nostra, in data 14 luglio, ha inviato al Sindaco e ai componenti del Consiglio Comunale di Lucca  la seguente indignata nota sull’argomento.

 

Riteniamo inquietante il modo in cui è stata posta la cosiddetta questione  nuovo stadio e (forse) ancor più inquietante è il modo in cui è stata trascinata fino ad oggi.

Gli immobiliaristi dei gruppi Cipriano e Valore che hanno investito nella Società calcistica Lucchese, ri-fondandola nell’estate scorsa, misero subito sul piatto (appunto) la questione immobiliare dichiarando che nel sobbarcarsi l’onere economico di dare una squadra di calcio alla città di Lucca ponevano la condizione al Comune che fosse concessa loro in cambio, e da sùbito, la possibilità di costruire tutto quello che volevano su un terreno agricolo che avevano già acquistato in frazione S.Donato.  E lì, nella zona agricola, volevano e vogliono costruire oltre ad un nuovo stadio di proprietà, attrezzature sportive varie, centro benessere, piscine, centro commerciale, albergo, multisala cinematografica ecc. ecc.. “Non solo vogliamo fare subito tutto questo, ma lo vogliamo fare lì, altrimenti lasciamo la squadra al suo destino.”

Una chiarezza assoluta, senza dubbio! Ma soprattutto uno sprezzante vero e proprio ricatto nei confronti dell’Amministrazione Comunale nel quale si sono voluti mischiare e collegare aspetti che per loro natura sono distanti anni luce (gestione di una squadra sportiva e governo del territorio).

In un Paese sufficientemente civile e dignitoso le Istituzioni pubbliche avrebbero saputo immediatamente rispondere per le rime a questa pubblica umiliazione del proprio ruolo e a questo “baratto”….ed invece proprio le Istituzioni hanno tergiversato e tentennato facendo intendere che tutto sarebbe stato (anche) possibile di fronte a tanto munifico mecenatismo sportivo!

Si è dimostrata così una inaccettabile debolezza delle Istituzioni e delle forze politiche!

Fino ad allora nessun cittadino lucchese (tifoso o non tifoso), nessun tecnico e nessun amministratore aveva mai notato che, tra tutte le grandi esigenze/urgenze della città ci fosse anche quella di un nuovo stadio. E in realtà successivamente si è reso evidente che non è tanto un nuovo stadio che si rincorre, quanto la remunerazione che viene garantita da tutto il resto di questa enorme speculazione immobiliare, che rivoluzionerebbe la strutturazione funzionale urbana, metterebbe in concorrenza parti diverse del territorio e assorbirebbe anche previsioni destinate al languente centro storico (centro benessere già programmato nella ex Palestra Bacchettoni, sale cinematografiche, strutture commerciali….).

Non è compito dell’Amministrazione Comunale garantire speculazioni immobiliari a chicchessia, ma è compito dell’Amministrazione garantire lo sviluppo ordinato del territorio programmandolo attraverso gli strumenti urbanistici.  Questi (Piano Strutturale e Regolamento Urbanistico), pur nella loro generale permissività, negano assolutamente ai territori di S. Donato  qualsiasi destinazione che non sia quella agricola, sia per la loro alta pericolosità idraulica sia perché  quegli stessi strumenti indicano in questi luoghi  il “limite alla  città” e il “limite della città” e vi negano il consumo di suolo. Il programma elettorale dell’attuale Amministrazione d’altronde stabiliva la volontà di ridurre le possibilità edificatorie ponendo freni a quella forsennata cementificazione che negli ultimi 5 anni ha cambiato i connotati alla città e al territorio,  “sforando” di gran lunga (è un dato ufficiale!) i limiti  già ultra-consistenti  indicati dal P.S. La revisione e ri-scrittura degli strumenti non è ancora avvenuta se non attraverso alcune modifiche assai parziali e che nel corso della loro elaborazione sono andate via via attenuandosi fino a perdere i connotati iniziali.

Ma la destinazione agricola delle aree di S. Donato è un punto chiaro e incontrovertibile e proprio su questa base l’Amministrazione aveva il dovere di cestinare immediatamente l’assurda proposta immobiliare, per la cui realizzazione, tra l’altro, dovendo procedere ad una modifica del Piano Strutturale occorrerebbe coinvolgere le competenze della Regione e della Provincia (a proposito quale è il pensiero di quest’ultima?). 

Comunque non sono possibili deroghe, anche quelle che si vogliono fantasiosamente ammantare di finalità sociali, e ci auguriamo che tutte le forze presenti nel Consiglio Comunale tengano fede al principio di legittimità, altre volte purtroppo ignorato.

Risulta oltremodo inquietante, poi, il fatto che queste imprese immobiliari abbiano deciso di investire nell’acquisto di aree classificate agricole ad un prezzo molto superiore al loro effettivo valore (“come se fossero edificabili” è stato dalle stesse affermato). La scelta di un’operazione del genere sembra essere il frutto o di un incosciente avventurismo economico nella gestione di impresa oppure di una preventiva certezza di un futuro placet all’edificabilità di questi terreni. Un dilemma che necessita di un chiarimento.

Terminiamo questa nota chiedendo un sussulto di dignità al prossimo Consiglio Comunale previsto il prossimo 16 luglio limitando la discussione a definire le modalità possibili con cui l’Amministrazione può eventualmente facilitare la gestione economica della squadra locale (riduzione del canone di affitto per lo stadio comunale oppure altri interventi compatibili con le altre vere urgenze e con il bilancio?), rigettando integralmente l’inammissibile principio  dello scambio sia con la ristrutturazione commerciale dell’attuale splendido stadio “Porta Elisa” (opera dell’arch. Raffaello Fagnoni del 1934) che con il nuovo inconcepibile polo terziario a S.Donato.

Il Presidente (arch. Roberto Mannocci)

 

 
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Venerdì 12 Giugno 2009 15:07

PESCAGLIA/S.MARTINO FREDDANA –

ANCHE QUI..... NUOVE STRADE X NUOVE COSTRUZIONI !

 

Il Regolamento Urbanistico adottato dal Comune di Pescaglia prevede, nell’area Monsagrati/S. Martino, una nuova ampia strada a monte dei due centri, del tutto inutile per la funzionalità dei luoghi, ma ottimale per dare il via a nuove costruzioni a danno delle aree agricole collinari adiacenti. Ecco le Osservazioni presentate al Comune da Italia Nostra il 12 giugno 2009. Del tutto analoghe le Osservazioni presentate anche da Legambiente.

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Descrizione

Il piano dell’UTOE in oggetto prevede che a monte dell’attuale abitato di S. Martino in Freddana e di quello di Monsagrati si realizzi un nuovo consistente asse viario a doppio senso di circolazione, con andamento pressoché parallelo alla viabilità principale che interessa questi abitati e che è rappresentata dalla strada provinciale n°1 Lucca/Camaiore. Il previsto ampio nuovo asse viario (un vero e proprio duplicato della strada provinciale) è poi dotato di ben cinque ampie rotatorie nelle intersezioni con i principali tronconi di viabilità trasversale che collegano i terreni retrostanti all’asse provinciale e prevede sue diramazioni. Ulteriori due rotatorie interesseranno anche le due principali intersezioni della viabilità trasversale con la strada provinciale. Tra le finalità di questa scelta è stata  indicata la volontà di “alleggerire” il traffico che si svolge sulla strada provinciale, creandone un’alternativa. La nuova viabilità è anche accompagnata da una pista ciclabile.

Il piano dell’UTOE F1 inoltre prevede che a margine di questo nuovo asse viario e delle sue diramazioni (a nord e a sud dello stesso) si possano sviluppare  nuove aree di nuova urbanizzazione residenziale  (Cnu1 e Cnu2 per Monsagrati, Cnu3, Cnu4 per l’abitato di S. Martino), nuove aree per l’espansione di attività commerciali e direzionali (Dc2, Dc3, Dc4) e creare nuove aree F per attrezzature di interesse generale sia pubbliche che private.

 

Considerazioni

Da quanto sopra descritto emerge in modo ben chiaro come la previsione del nuovo asse sia essenzialmente congeniale a rendere attuabili tutte queste consistenti previsioni edificatorie sia abitative che produttive e direzionali. In realtà la struttura attuale dell’UTOE F1, a nostro giudizio, conserva già all’interno dell’area urbanizzata ampi spazi e lotti per esaurire necessità di rispondere ai fabbisogni residenziali immediati nel periodo di prevedibile validità del Regolamento Urbanistico, sia nelle “aree residenziali consolidate” Bac (in sostanza di saturazione, ma ove, assurdamente si vieta qualsiasi nuova costruzione, art. 53, anche in presenza di lotti liberi) sia, soprattutto nelle aree cosiddette di riqualificazione residenziale Bar (art. 52 delle Norme).

Tanto più il contenimento dei fabbisogni dello  sviluppo all’interno nello spazio già urbanizzato è giustificato  nel caso in esame proprio perché le espansioni residenziali e commerciali previste e sopra citate e la stessa consistente nuova viabilità che ne è il necessario corollario, vanno ad interferire con aree intatte e agricole di pregio che devono essere integralmente conservate. In particolare gli ampliamenti Cnu e Dc sopra citati si sovrappongono pesantemente ad aree che il Piano Strutturale individua alla Tav.2 “Carta delle Invarianti Strutturali” come invarianti indicandole vuoi come “aree boscate” (campitura grigio scuro), vuoi  come “culture arboree di valore” (sic) (campitura grigio chiaro con trattini orizzontali).

Oltre a questo illegittimo e inammissibile contrasto con lo strumento sovraordinato, la nuova viabilità e le espansioni edilizie, previste dal R.U. in approvazione, verrebbero a cancellare il rapporto storico-ambientale tra nuclei abitati di fondovalle (S. Martino e Monsagrati) con il territorio agricolo e collinare retrostante e aderente all’abitato, cancellandone la perfetta continuità e creando una del tutto nuova cesura apportata soprattutto dal  “taglio” fisico del lungo e sovradimensionato nastro stradale di cemento.

E certamente la previsione di questi ampliamenti edilizi che erodono aree verdi ed agricole di pregio verrebbe a costituire solo il primo passo per ulteriori future erosioni, rese appetibili da una invidiabile qualità ambientale di queste zone collinari e facilitate dalla presenza dell’infrastruttura.

Notiamo inoltre che una parte della viabilità e della prevista espansione viene ad interessare anche un’area particolarmente delicata dal punto di vista dell’assetto geologico, interessando un terreno franoso che è assolutamente saggio non toccare!

 

Osservazioni

In base a quanto sopra considerato si richiede quanto segue:

1. La cancellazione del nuovo asse viario a monte degli abitati di S. Martino e Monsagrati, del quale non si riesce a dimostrare nemmeno la necessità e che comporta un impatto incompatibile con la struttura ambientale dei luoghi.

2. La cancellazione delle aree di espansione residenziali, produttive e direzionali  e limitazione degli sviluppi all’interno dell’area già urbanizzata (aree Bac e Bar)

3. La classificazione dell’area interessata dalla prevista strada e quelle dei previsti sviluppi insediativi insieme a tutto il contesto a monte dei due centri (in coerenza con il P.S. vigente) come aree agricole e ambientali di pregio di cui è indispensabile conservare i caratteri.

 

 
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