IL CARMINE E LA CITTÀ LUDICA
Storia recente e prospettive per il complesso del Carmine a Lucca. Ecco le considerazioni del nostro Presidente Roberto Mannocci apparse oggi sul n° 53 della rivista ARCIPELAGO .
Lucca: Complesso conventuale del Carmine - Interno della ex chiesa (© Roberto Mannocci per Italia Nostra Lucca, Maggio 2010)
"I fogli erano 454. Le firme ben 4.521.
Era il 18 aprile 2002 quando una delegazione di Italia Nostra Lucca e degli operatori del Mercato del Carmine consegnava all’Ufficio Protocollo del Comune di Lucca le firme raccolte in poco più di un mese “affinché la struttura del Carmine conservasse il ruolo di mercato alimentare del centro storico e venisse valorizzata come cittadella specializzata dell’alimentazione”.
Erano già 4 anni che Italia Nostra aveva posto con forza il problema di questa struttura commerciale, lasciata decadere in un grave e crescente degrado. Sosteneva a gran voce che la scelta sul futuro di questo complesso era sintomatica delle scelte che si andavano concretizzando per il futuro assetto del centro storico.
Le firme erano accompagnate da altre azioni: un convegno, un seminario, cartoline a tutte le famiglie del centro storico, osservazioni, note e inviti quotidiani all’Amministrazione …tutto affinché nel futuro del complesso permanesse, potenziata, estesa e qualificata, la funzione di mercato alimentare al minuto sia come servizio quotidiano di una recuperata residenza stabile del centro storico, sia come cittadella alimentare specializzata e legata alla tradizione agricolo-produttiva locale, in grado di costituire attrattiva per la popolazione extra moenia e, conseguentemente, anche punto di attrazione turistica. In quel periodo il Comune aveva un’idea quasi opposta per questo complesso che considerava un indifferenziato spazio commerciale di cui disfarsi e da dare in concessione a privati investitori per diversi lustri e ove la funzione alimentare era solo un’appendice minima che sarebbe durata lo spazio di un mattino.
Il Regolamento Urbanistico (approvato nella primavera 2004) non ha definito un vero volto per questa struttura, ma ha semplicemente previsto le seguenti destinazioni d’uso nell’art. 90.5 delle Norme Tecniche: “Sono ammesse le seguenti destinazioni: B2.1(esercizi di vicinato), B2.2 (strutture commerciali di media distribuzione), B2.3 (grandi strutture di vendita), B2.5 (esposizioni merceologiche), B3.1 (bar, caffè…) e B3.2 (osterie ristoranti…). L’utilizzazione B2.2 è riferita all’attuale complesso di attività commerciali, che supera il livello dimensionale del vicinato. Non sono ammesse altri modelli organizzativi commerciali, se non quello attuale tradizionale.” Insomma per il Carmine si prospettava un futuro commerciale in qualsiasi settore merceologico e di ogni dimensione possibile. Il mercato tradizionale e la funzione alimentare erano divenuti solo un optional.
Quest’idea di centro commerciale indifferenziato (si parlava di fast food, di Mac Donald, di Coin, di outlet dell’abbigliamento…) tramontò, anche perché non era per niente facile trovare imprenditori privati disposti ad investire con I molti problemi e vincoli presenti (dalla struttura storica dell’edificio alla presenza di 14 operatori all’interno, alla collocazione urbana e alla mancanza di parcheggio, alla stessa lunga crisi politica della giunta Fazzi…).
La società Polis (cui il Comune di Lucca ha demandato la cura del proprio patrimonio immobiliare) ha elaborato, nei primi mesi del 2010 e su indicazione della Giunta Favilla, una proposta che grosso modo individuava per l’intera struttura tre temi/ruoli interamente diversi: nella superficie della chiesa (ampliata da un soppalco a metà della sua altezza per un totale di circa 1300 mq di superficie) un centro merceologico di media distribuzione nel settore dell’abbigliamento; nel chiostro e nelle pertinenze al piano terreno (circa 1900/2000 mq) la permanenza e il potenziamento della funzione alimentare, anche legandola ai prodotti del territorio e alla somministrazione diretta (facente capo ad un unico gestore secondo il modello citato espressamente di Eataly); al piano superiore del convento (circa 700/600 mq) la creazione di un albergo di charme con una ventina di camere.
Insomma una soluzione compromissoria in cui da un lato si assisteva ad un sicuro potenziamento dell’attuale settore alimentare ed in cui apparivano accenni ad una parziale riproposizione dei banchi e di un mercato delle vettovaglie, ma dall’altro si accompagnava a funzioni totalmente estranee come la struttura alberghiera e quella di una catena dell’abbigliamento nell’ex chiesa.
Proprio il 14 dicembre 2010 il master plan del complesso ha avuto l’approvazione della maggioranza del Consiglio Comunale….Non si conosce in dettaglio, mentre scriviamo (16.12.2010 ndr), questa versione definitiva, ma sembra che confermi sostanzialmente la proposta elaborata da Polis, ma a meno proprio del precedente, timido e parziale richiamo alla struttura mercatale. Insomma per il complesso del Carmine si prospetta un futuro sempre meno di attrezzatura legata alla residenza e sempre più quella di un luogo ludico.
Il master plan rappresenta un’intenzione dell’amministrazione comunale, ma non costituisce ancora l’atto fondante dell’iter che porterà alla trasformazione del complesso.
Per arrivare a questa trasformazione la procedura sarà complessa:
1. occorrerà predisporre l’apposita variante urbanistica dell’art. 90 delle Norme Tecniche Integrandolo con quelle funzioni (come ad es. le attività alberghiere) originariamente non previste, per poi procedere alla sua adozione da parte del C.C., alla sua pubblicazione per un periodo di 45 giorni in cui ognuno potrà presentare proprie osservazioni, alla sua definitiva approvazione da parte del C.C. con rigetto o accoglimento delle osservazioni pervenute;
2. occorrerà procedere all’avviso pubblico e alla gara pubblica per l’individuazione del soggetto privato cui si vuole dare in concessione il complesso per circa 40 anni, e che, tramite convenzione approvata dal C.C., dovrà curare il progetto dettagliato della trasformazione e che avrà la gestione dell’intero complesso dietro corresponsione di un canone di affitto all’Ente proprietario;
3. occorrerà risolvere i rapporti con gli operatori presenti (oggi rimasti una decina) che, pare, potranno permanere nella struttura anche in veste autonoma;
4. il progetto definitivo dovrà essere approvato sia dagli Uffici comunali che dalla Soprintendenza ai Bappsae, interessando un bene sottoposto a vincolo diretto ai sensi del vigente Codice dei Beni Culturali.
La rinascita del mercato delle vettovaglie e del gusto che chiedevamo, la rinascita di un’importante attrezzatura per il potenziamento della residenza nel centro storico, la struttura specializzata nel settore alimentare che costituisse un polo attrattivo per gli abitanti del territorio ….si stanno definitivamente allontanando. Anche l’Amministrazione Favilla (come quella a guida Fazzi) interpreta la struttura del Carmine come un complesso immobiliare da collocare a qualche privato e per questo ove collocare funzioni appetibili al mercato piuttosto che a disegnare l’identità del centro storico.
Il ruolo di questo (un ruolo che non lo trasformi in una città tutta ludica, da bere e da consumare in fretta da un turismo mordi e fuggi) sta nel potenziamento con ogni mezzo della sua funzione residenziale dotandola e favorendola con attrezzature e servizi; nel potenziamento del suo essere punto di riferimento di tutto il territorio interdipendente della piana conservando la funzione direzionale e riportandone al suo interno gran parte di quella fuoriuscita; nella particolare articolazione del proprio commercio che non insegua i miti (impossibili nella struttura storica) dei grandi centri commerciali ormai sparsi in tutta la piana, ma piuttosto quello dell’estrema specializzazione.
Proprio conservando e qualificando questi aspetti garantiremo un’idonea conservazione della città nel tempo assicurando il suo fascino e, conseguentemente, il suo richiamo turistico, che è risorsa fondamentale e irrinunciabile, ma che va saggiamente gestita per non ‘bruciare’ l’oggetto stesso della sua attrattiva."
Roberto Mannocci
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