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Giovedì 26 Marzo 2009 15:47 |
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LA NAVE DEI FOLLI
Scrivo queste righe quando non c’è ancora niente di certo, ma, a meno di dettagli, penso che queste osservazioni resteranno valide anche quando il decreto legge “sulla casa” annunciato dal Governo diverrà realtà.
- La molla dell’iniziativa non è nel soggetto casa, ma nella crisi economica. La casa non è il soggetto/fine del decreto (che interesserà anche immobili industriali e commerciali), ma l’oggetto su cui si interviene per avere occupazione e circolazione di danaro.
- La molla è l’astuta individuazione di una voglia assai diffusa nella nostra gente di poter derogare dalle regole e di potenziare il proprio patrimonio concreto che per l’italiano medio è quello di mattoni e di cemento.
- La molla non è il bisogno. Il decreto non nasce da analisi delle necessità obiettive dei cittadini. E’ uno sprone a far spendere chi ha qualche risparmio al di là del proprio bisogno. Se le analisi ci fossero state avrebbero fatto emergere che c’è un bisogno di case, ma da assumere in affitto da parte di chi non può permettersi altro: quindi bisogno di edilizia popolare.
- Il decreto premia chi possiede già la casa, e quanto più grande è la casa posseduta tanto più sarà il premio percepito, in quanto uguale al 20% di quello che uno ha. Chi possiede un appartamento striminzito potrà tutt’al più “chiudere” un terrazzo, chi ha un’ampia villa potrà dotarla di una vera e propria dependance. Altro che stanza del figlio!
- Il Governo dà ai proprietari di casa la possibilità di ampliarla, ma questi lo devono fare sùbito, perché sùbito deve circolare il danaro o dopo sarà troppo tardi (scadenza dei benefici fine 2010)…. e lo potranno fare senza chiedere permessi a nessuno, senza ostacoli, in via diretta, tramite il tecnico (che sta dalla loro parte perché da loro pagato). Un bell’indotto anche questo (che si somma ai previsti 70 miliardi) che deriva dalle parcelle, gonfiate probabilmente per la responsabilità che il tecnico si accolla, giurando. Altro notevole indotto sarà, poi, quello delle parcelle dei legali per tutto il contenzioso che di sicuro nascerà con i proprietari dei lotti confinanti!
- Il premium aedificandi sarà maggiore (30%, ma fino al 35% se si utilizzano tecnologie a risparmio energetico) se invece che ristrutturare l’esistente si demolisce e ricostruisce ex novo quanto costruito. Un maggior premio, è stato detto, per stimolare la riqualificazione edilizia delle nostre città! Anche questo processo sarà autonomo e senza chiedere permesso per cui è difficile capire come si possa in concreto raggiungere questa riqualificazione.
- Alcuni vedono in queste demolizioni, con ricostruzioni ampliate, l’occasione di un ri-disegno delle nostre periferie e degli squallidi casermoni. Pura illusione…. Gli interventi che si promuovono sono solo singole operazioni edilizie, puntiformi e indipendenti l’una dall’altra ed anche dal contesto. Non sono interventi di riqualificazione coordinata di determinate aree urbane, non attuano un progetto urbanistico (anzi lo negano nella sua essenza)! Qui non c’è niente di coordinato e di pubblico! Ogni intervento opererà all’interno del proprio lotto con un indice fondiario maggiorato, ma non sarà in grado di modificare l’articolazione urbana, ingolfata sempre più nel carico urbanistico e nel bisogno di infrastrutture e servizi. Quasi, quasi viene la nostalgia dell’urbanistica contrattata nella quale c’era, se non altro, la presenza di un atto pubblico ……
- Si è ventilata anche l’idea di poter demolire e poi ricostruire il volume maggiorato in altro luogo (di proprietà o dato dal Comune?) con una sorta di perequazione, ma questa previsione ci pare troppo complessa per essere contenuta nel decreto legge….e infatti si prospetta che nasca a fianco del decreto anche un disegno di legge non sull’Urbanistica e sull’uso dei suoli, ma sulla regola del laisser faire di contro a tutti gli strumenti urbanistici in vigore e in modo da rendere perenne la deregulation.
- In realtà sarà pressoché impossibile operare demolendo e ricostruendo in loco (“dove vanno nel frattempo ad abitare tutti i condomini?”), per cui il ricorso a costruire in altri spazi liberi, e quindi a consumare altro territorio sarà indispensabile. Ma non solo! Per rispondere alla stessa domanda (“dove vanno nel frattempo ad abitare tutti i condomini?”) si dovranno invertire temporalmente i due termini: prima costruire in un nuovo luogo, poi demolire il preesistente….sperando che ciò accada. E cosa avverrà dov’è il preesistente? Saranno i Comuni chiamati a dare nuovo ruolo a questi lotti e a variare il piano regolatore inseguendo i “buchi” ove si saranno formati?
- E’ chiaro che demolire e ricostruire sarà fattibile solo di fronte ad immobili vuoti (di persone e di attività) e qui si aprono le mille possibilità offerte da tutto il patrimonio edilizio dismesso, immediatamente a disposizione delle imprese edilizie (altro che per i singoli proprietari di case!) per farne ciò che vogliono perché decideranno loro, liberamente, le destinazioni d’uso più convenienti. Queste norme non centrano niente con un PIANO CASA.
- Il richiamo all’effetto di un miglioramento estetico, poi, è pura ipocrisia. Se, fino ad oggi, si è costruito con la povertà estetica constatata da tutti, chi garantisce che domani il “rinnovo gonfiato” del patrimonio immobiliare avrà qualità migliori? Il senso estetico degli italiani, cui si affida il premier? Il patrimonio edilizio sarà certo meno vetusto e tecnologicamente aggiornato, ma cosa potrà essere dal punto di vista estetico ce lo testimoniano proprio gli esempi della folle rincorsa al mattone dell’ultimo ventennio.
- E totale ipocrisia è stata anche l’iniziale esclusione da questa orgia costruttiva degli edifici e delle aree tutelate. Anch’esse, gli edifici vincolati, i centri storici, i paesaggi agrari e gli annessi rurali fanno parte integrante del gioco, ormai è certo! Nell’arco di soli 30 giorni si potranno avviare interventi su di essi….Basta una domanda alle Soprintendenze, tanto non saranno in grado di esplicitare un proprio parere in questi limiti temporali, facendo scattare il silenzio/assenso!
- Codice, regole, leggi nazionali, regionali, comunali…..tutto sarà corretto perché l’abbuffata economico-edilizia si avveri subito. Così si costruirà nel nostro Paese, dai mari ai monti, individuando nella vetero economia del mattone la scappatoia dalla crisi: si costruirà senza bisogno e senza sapere per chi……. Siamo sulla nave dei folli!
Lucca, 23.03.09 Roberto Mannocci
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Mercoledì 04 Marzo 2009 15:56 |
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UNA “BELLA” SCAMPAGNATA….VERSO IL COLLE DELLA MAULINA -
Tre componenti del Consiglio Direttivo, come usava in passato, hanno fatto nel caldo inverno di inizio 2008, una scampagnata salendo sul colle verso S. Concordio di Moriano attraverso le giustamente famose colline lucchesi. E’ nata questa ironica e al contempo drammatica nota inviata al Sindaco di Lucca.
Illustre Sig. Sindaco, sotto forma di racconto (con alcune considerazioni finali) vogliamo renderle nota una nostra recente esperienza. In una calda giornata, tre soci dell’Associazione decidono di fare una scampagnata in auto su una delle nostre colline. Dalla via provinciale della Freddana, attraverso un innesto reso più ampio di una piazza, imbocchiamo la via comunale per S. Concordio di M.no. Subito sulla sinistra notiamo le costruzioni, pericolosamente a ridosso di un rio, di diversi capannoni, alcuni dei tanti fatti nascere sparsi senza senso qua e là in tutta la pianura lucchese qualche decennio addietro. Ci inoltriamo nella modesta via comunale addentrandoci per il percorso collinare. Ancora sulla sinistra incontriamo costruzioni vecchie di 20/30 anni addietro (abitazioni singole e condomìni) che riempiono un tratto di zona pianeggiante a ridosso del rio di S. Concordio. Roba vecchia, si dirà….!…. Ma non è finita!
- Più avanti, proprio ove finisce la pianura, poco prima delle ex scuole elementari, vediamo un nuovo appetibile cartello (sempre sulla sinistra) “Vendesi lotti di terreno edificabili per villette”. Per ora il pericolo sembra sia solo nell’annuncio.
- Subito a ridosso di questi annunciati “lotti edificabili” per villette, fervono i lavori tutti attorno alle ex scuole elementari, dove a seguito di C.E. del 2001, variante del 2003 e DIA del 2004 si stanno realizzando 20 appartamenti nel volume dell’edificio integralmente ristrutturato e si sta spianando tutto a più non posso, per ricavare un bel parcheggio di 40 posti auto. Nella pratica comunale (che dopo siamo andati a ricercare) non siamo riusciti a trovare la documentazione fotografica dello stato preesistente.
- Proprio di fronte a questo cantiere, sull’altro lato della strada ove il terreno sale con maggiore pendenza, si sviluppa un altro “laboratorio edilizio”, frutto anch’esso di una DIA 2006 per “ampliamento di civile abitazione, parcheggio interrato e piscina” che sostituisce un permesso a costruire del 2005. L’ampliamento in realtà consiste in più di un raddoppio del volume e dei piani della piccola villetta in pietra preesistente, ricorrendo allo stratagemma di nuovi locali sottotetto, alzando il colmo e riconfigurando la copertura, e a quello dei volumi “seminterrati”. Tutta “roba” che non viene computata come volume! Poi giochi di riporti di terreno e grandi sbancamenti tutto intorno a questo edificio/portaerei. Nella pratica comunale non abbiamo trovato alcun elaborato che riportasse quale dovesse essere in dettaglio la sistemazione esterna finale (materiali, specie arboree ecc). Nella stessa pratica esiste un’autorizzazione ambientale solo per il permesso del 2005, non per la DIA 2006 (per lo meno non siamo riusciti a trovare quella relativa alla DIA).
Scendiamo lo stradello che ci ha portato a questa costruzione e torniamo sulla via comunale della Maulina.
- Poco più avanti, sulla sinistra, in prossimità dei campi da tennis, fanno la loro comparsa due casette lignee gemelle, ambedue prefabbricate e con finestrature in facciata, che danno un tono “sud-tirolese” al nostro paesaggio e delle quali non sappiamo dire niente non essendoci alcun cartello. Non sarebbero attrezzature dei campi da tennis…ma allora cosa sono?
- Proseguiamo il percorso in salita e incontriamo, dopo qualche curva, sul lato sinistro della strada, una teoria di cipressi (cupressus sempervirens) , anzi una “mezza teoria” poiché la metà di essi è stata abbattuta da un privato qualche anno addietro perché quegli alberi sono stati dichiarati ammalati e instabili e, quindi, per niente sostituiti (naturalmente con il passivo benestare di Comune, Collegi ambientali e Soprintendenze). Eppure, tutti (anche gli Organismi citati) dovremmo conoscere l’importanza paesaggistica per le nostre colline della presenza di cipressi!
Arrivati al bivio che costituisce anche il capolinea dell’autobus (posto qui perché dopo le strade divengono sempre più strette e difficoltose al transito), voltiamo verso destra percorrendo il crinale fino alla Villa Maulina e al suo parco.
- Proprio sotto questa grande villa, sul lato ovest, camminando un po’ a piedi, possiamo ammirare l’intervento edilizio che è stato il prototipo, il capostipite dello sfruttamento dei volumi non computabili, dei falsi seminterrati, del “recupero” delle baracchette provvisorie e delle trasformazioni generosamente dispensate da quel capolavoro di Regolamento Urbanistico che è in vigore, e che ha tenuto scandalo per tutta l’estate. Questa “prima portaerei collinare” si staglia perentoria e orgogliosa in quello che continuiamo a chiamare e a considerare il “nostro meraviglioso paesaggio” ben vigilato da Comune, Collegi ambientali e Soprintendenze.
Ma non è finita qui……
- Tornando a percorrere il crinale lungo la strettissima via comunale, arrivati in località “Al Bevilacqua” , leggiamo, sopra edifici che sembrano abbandonati, la targa marmorea posta nel 1935: “In questa e nella vicina casa dei Bevilacqua Giosuè Carducci trascorse la maggior parte delle vacanze autunnali dal 1881 al 1883 serenamente meditando e nella dolcezza della stagione e della gradita ospitalità ritemprava a nuove battaglie lo spirito fiero”. Se questo luogo è in abbandono, proprio di fronte, invece, lungo il “viottolo” che porta alla Montata, con affaccio sul panorama del morianese, fervono altri lavori: “Demolizione e ricostruzione di fabbricati (intendi baracche, DIA 2006)/ Ampliamento di fabbricato esistente (Perm. Costr. 2007). Si è originato così un vasto intervento che cementifica diversi terrazzamenti, con volumi sporgenti e interrati, cantine, piscina, spazi all’aperto e parcheggi …….ri-conformando un vasto tratto collinare. Di fronte a questa ristrutturazione paesaggistica c’è naturalmente l’assenso (scontato) del Collegio ambientale comunale, ma anche il “determinante” dictat della Soprintendenza che in data 17.01.07, nel dare il suo nulla-osta, prescrive che la pavimentazione della piscina sia in “pietra”!
Sconsolati per la passeggiata torniamo a casa riflettendo come segue:
- E’ più che probabile, anzi è certo, che se avessimo percorso un’altra qualsiasi via, che porta su una qualsiasi altra collina lucchese, avremmo visto cose del tutto analoghe
- .La permissività dello strumento urbanistico porta enormi danni al paesaggio, ma anche alla funzionalità dei luoghi ove le infrastrutture sono quelle che erano e certamente non possono essere adattate alle misure dei contemporanei SUV che imperverseranno su quelle colline.
- Non riusciamo a convincerci sull’utilità degli Organismi di controllo che ci appaiono onerosi passaggi burocratici ininfluenti, alla fine, nel salvare qualche cosa che non sia una “briciola”! E’ un problema di norme o di persone?
Ringraziando dell’attenzione, nella speranza che quanto riportato sia di stimolo ad operare urgentemente in maniera totalmente diversa iniziando a verificare i casi citati, inviamo i migliori saluti.
Il Presidente (arch. Roberto Mannocci)
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