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Venerdì 03 Luglio 2009 09:17
LUCCA - DEI CARTELLI, OVVERO DELL'INUTILE E DELL'INDECOROSO!
Torniamo a segnalare (e a documentare) un aspetto del decoro urbano di
Lucca che denota una scarsissima attenzione da parte dell'Amministrazione
Comunale ed anche di altri Enti. (03.07.09)
1. RESTI PUCCINIANI

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Segnaliamo, nuovamente, l'inutile (e ridicola) presenza dei "totem"
celebrativi dell'anno pucciniano 2008 (150° anniversario della nascita del
Maestro) e che annunciano mostra e manifestazioni chiuse con il gennaio
2009. Come mai ancora questi totem debbano imperversare in quasi tutte le
piazze e i sagrati delle chiese è ancora da capire. Chi può essere che
vuole il mantenimento di questi scatoloni verticali?
Non imperversano più le "bandierine", pucciniane consorelle dei totem,
tolte dopo la ns. segnalazione di un paio di mesi addietro. Caso vuole,
però, che gli incaricati ne abbiano dimenticate un paio, traballanti,
nell'ambito delle Piazze S. Giusto e S. Giovanni.
Un quesito: come è possibile non condurre in porto e decentemente
operazioni così elementari?
2. LA RIDONDANZA

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E' sicuramente la sovrabbondanza di "segnali" che caratterizza il sagrato
e la facciata della chiesa di S. Giovanni! Ben cinque "trespoli"
multistile per annunciare concerti, la mostra scaduta di Puccini e i
tesori artistici e archeologici dell'interno popolano il piano di
facciata. Quasi un'esposizione in anteprima della mercanzia offerta, in
barba alla percezione del monumento. Evidentemente esigenze "culturali"
delle cooperative, cui nessuno ha l'ardire di porre freni.
3. IL DUOMO

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Recentemente anche S. Martino, l'edificio religioso più rappresentativo
della città, è stato asservito a questa ineludibile necessità della
"comunicazione": un gran cartello rosso (questa volta per lo meno
elegante), posto alla porta della navata destra, segnala ai turisti che
lì, proprio lì e non più in là c'è l'Ilaria! Un'altra forma di
pubblicità....., ma nel Duomo di Lucca!
4. LA CECITA'

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Sarebbe interessante sapere chi, all'interno del Comune di Lucca, decide
di impiantare cartelli e segnaletiche, e sarebbe interessante sapere se
chi decide si è mai posto il problema che sta "lavorando" in un centro
storico. Dopo il recente cartello  indicatore in "Canto d'Arco", infilato
su un gradino di Palazzo Cenami (e subito rimosso per una segnalazione
della Stampa), ecco che in aderenza all'abside della chiesa di S.Maria
"Nera" hanno fatto la loro comparsa un'asta e un cartello che indirizza
all'Ufficio Protocollo del Comune. Perché debba esserci questo cartello e
perché debba essere collocato proprio in corrispondenza dell'abside
monumentale è difficile da capire.....e forse è attribuibile solo a cecità
di qualcuno.

Tutte banalità, le cose di cui sopra, lo sappiamo benissimo....tutte
"sviste" e tutte rimediabili facilmente...., ma, nella loro
moltiplicazione, connotano la scarsa sensibilità culturale di Lucca e del
modo in cui è amministrata. La valorizzazione del centro storico si
ottiene per un'unica via: "ripulendolo" da inutili cianfrusaglie e
ciarpami.
Lucca, 26.06.09
Il Presidente
(arch. Roberto Mannocci)
 
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Sabato 06 Giugno 2009 13:10

ARREDO URBANO - LUCCA "IMPIOLATA"!

 

Ecco il documento inviato, in data 6 giugno 2009, dalla Sezione lucchese di Italia Nostra a Sindaco e Soprintendenza di Lucca dopo la notizia che per salvaguardare il ruolo pedonale della monumentale piazza S.Frediano si procederà con le ennesime stressanti file di pioli metallici.

        sfrancescoweb

                             suffragioweb
                                

corteporticiweb

 

Come è possibile che Lucca non riesca a trovare un equilibrio per gestire la propria immagine e la propria funzionalità?

Dalla città dei “panettoni” cementizi stiamo passando alla città dei pioli metallici anzi delle “stenderie” di pioli metallici. Questi ultimi qualche anno addietro delimitarono in modo ossessivo Piazza S. Francesco verso lo Stellare ed ora un marciapiede della stessa piazza, da un po’ di anni tagliano fitti corso Garibaldi, via della Polveriera e via Carrara, poi sono stati “infilati” sotto porta S. Gervasio, poi, ancora, a delimitare lo slargo davanti Villa Guinigi, da un mese sono fissati in fila indiana lungo il lastricato davanti alla chiesa del Suffragio cozzando con la transennatura recente del monumento a Boccherini,….ed ora, in fila doppia (ad est e ad ovest, ma con pilomat centrali per la deroga), si stanno impiantando in piazza S. Frediano!  Brutti? Si va ben oltre…. ….brutti, invadenti e quasi sempre inutili.

Per proteggere i pedoni, si dice,… e le pavimentazioni… e la bellezza di queste piazze e di questi luoghi! Una iper-protezione di queste categorie che porta agli assurdi come quello dell’attraversamento pedonale recentemente dipinto addirittura in un’area pedonalizzata come Corte Portici, dalle vetrine al negozio Guerrieri!

Evidentemente non ci si rende conto che se il rimedio per fare rispettare le regole e per “governare” la vivibilità del centro storico e di ogni sua enclave è quello di immettere qualcosa e file su file su file di pioli metallici ….. addio decoro e immagine! 

Dallo stesso superficiale principio nascono le analoghe confuse proposte, che fanno la loro comparsa a intervalli regolari, delle transenne sui parapetti delle Mura!

Non possiamo orientarci verso un’assurda città transennata e “impiolata”! Se di qualche dissuasore c’è bisogno (una tantum!) questo, come ormai è universalmente assodato, non può essere che un cilindro lapideo (arenaria, verrucano o marmo) nelle fogge della tradizione.

Noi riteniamo possibile fare rispettare le regole senza ricorrere a queste pesanti immissioni. Non è necessario che  ogni divieto debba tradursi in qualcosa di visivamente e pacchianamente invasivo.

E’ da rivedere in generale, invece, il piano degli accessi consentiti, a chi  e fin dove consentirli ed è necessario stabilire una più efficace e puntuale sorveglianza.

Tornando al caso di piazza S. Frediano, poi, ci si lamenta dei guasti provocati dalla sosta dei veicoli nella piazza. Orbene nella piazza spessissimo sostano veicoli autorizzati e quelli adibiti al carico e scarico delle merci. Dove sosteranno questi dopo la doppia “impiolata”? Forse davanti alla chiesa di S. Frediano, ove c’è sempre qualche auto stazionante nel corso della giornata per la disperazione dei turisti che, tra auto, furgoni, sedie, tavolini all’aperto, ombrelloni, rustiche botti di vino, fioriere “tripalliche”, panchine piombaggine, porta-biciclette, porta-cartoline ….non riescono a fotografare decentemente la chiesa se non nella parte apicale?

Sempre nella stessa piazza si lamentano i guasti subiti dalla pavimentazione! Questi però non derivano esclusivamente dal via vai (veramente eccessivo) dei mezzi, ma su di essi incidono sia i vari usi a cui la piazza di volta in volta viene destinata (stands, aiuole, gazebo, expo automobili….), sia una più che probabile cattiva esecuzione dell’asfalto “natura”, che qui manifestò subito pecche notevoli, quali l’immediata e generalizzata presenza di lesioni, il “salto” di porzioni superficiali ovunque posizionate, gli avallamenti tra le strisciate contigue nella stesura dei vari strati….cose che nonostante la delicatezza del materiale non si sono manifestate in tal modo  in nessun altro caso più vecchio e con analoghi traffici. Forse una doverosa verifica anche di questo aspetto potrebbe portare ad una valutazione più obiettiva  di tutta la questione.

E’ possibile sperare in un ri-pensamento su queste “impiolature” e far rispettare le regole senza interventi brutali e banali e senza danni  al decoro del paesaggio storico della città?

Ringraziamo dell’attenzione.

 

Il Presidente

(arch. Roberto Mannocci)

 

 
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Mercoledì 25 Marzo 2009 16:48

LUCCA, VERSO UNA CITTA’ DI BAR E DI GAZEBO?

 

In riferimento alle sintesi, apparse sulla Stampa, della bozza del Regolamento sugli spazi commerciali su suolo pubblico (in attesa che la bozza stessa sia resa nota nella sua interezza già nella fase di discussione con tutta la città e non con i soli operatori) desideriamo intervenire precisando alcuni aspetti che, a nostro modo di vedere, sono indispensabili per una regolamentazione della materia, al contempo funzionale alla vita cittadina e al fruitore turistico e rispettosa  del nostro patrimonio storico-artistico. Alcune delle osservazioni che seguono sono analoghe a quelle da noi presentate nel gennaio 1998 e nel giugno 2001, prima della definitiva approvazione del Regolamento attualmente vigente, ma che purtroppo non furono accolte se non in minima parte.

  antelminelli

1.     Un regolamento che si pone il fine di migliorare l’immagine della città e di valorizzare l’ambiente storico deve assumere, alla scala urbana, il valore e le caratteristiche dei vari ambiti come punto di partenza per qualsiasi normativa particolare che, successivamente, può essere stilata alla scala degli oggetti. Il punto fondamentale da cui deve partire il nuovo Regolamento è quindi una mappa del centro storico ove, a priori e a monte di qualsiasi richiesta, si individuino le aree nelle quali  (per il contesto monumentale e per la sua percezione diretta e prospettica, per motivi funzionali, igienici, dimensionali e di fruibilità pubblica) non è possibile  alcuna installazione commerciale su suolo pubblico, nemmeno stagionale. Questo punto di partenza è indispensabile.

2.     Lasciare solo a indicazioni generiche e alla discrezionalità degli Uffici (come di fatto è successo con il regolamento vigente) le specifiche valutazioni rispetto alle singole richieste degli operatori si è dimostrato da un lato fallimentare e alla fine risulta essere anche ingiusto perché non è in grado di garantire nemmeno parità di trattamento nei confronti  degli investitori a cui deve essere data, prima della scelta dell’investimento, la certezza su cosa può essere fatto e come deve essere fatto.

3.     Un Regolamento che interessa l’uso e l’aspetto dello spazio pubblico del centro storico non può essere elaborato senza il diretto coinvolgimento e l’assenso della Soprintendenza cui spetta l’ultima parola su di esso, in quanto tutto lo spazio pubblico del centro storico è sottoposto a vincolo diretto quale Bene Culturale ai sensi degli artt. 10  e 12  PARTE SECONDA del vigente Codice dei BB. CC. e PP. (Decr. Lgs. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni). Ad oggi sembra che questo coinvolgimento diretto della Soprintendenza non ci sia stato.

4.     Essenziale  comunque per un buon funzionamento della nuova regolamentazione degli spazi commerciali all’aperto è la chiarezza sulla durata inderogabile delle concessioni del suolo pubblico che non deve superare quella dei dodici mesi. Le singole concessioni devono poter essere non rinnovate in caso di mancato rispetto delle norme regolamentari o in caso di esigenze di funzionalità urbana.

5.     Se gli spazi monumentali (tutti) devono essere salvaguardati di per sé stessi da ogni tipo di immissione, altrettanta rigida tutela deve essere riservata a quei “cannocchiali” prospettici che garantiscono la percezione dinamica, in sequenza, di quegli spazi. Ad esempio ci preme citare: A) la valenza del lento scoprirsi del rapporto (spaziale, cromatico, materico) tra piazza S. Giovanni, chiesa di S. Giovanni, piazza S. Martino e Duomo, oggi inficiata da ombrelloni ed espositori; B) il valore dell’ottocentesco grande asse prospettico ascendente che, partendo da S. Michele, tramite Via Vittorio Veneto, collega Palazzo Ducale al piazzale e Caffè delle Mura, anch’esso brutalmente interrotto dal diaframma di invadenti sedute; C) il percorso prezioso di via Cesare Battisti con le eccezionali quinte barocche delle facciate monumentali dei palazzi che vi si affacciano (Lucchesini, Andriani, Minutoli, Orsucci, Tucci, Santini), oggi quasi non più percepibile per le sedute all’aperto, per il traffico e per la rinfusa sosta dei veicoli. Stanno proprio in queste sequenze e in questo rapporto tra vuoti e tessuto edilizio il valore e il fascino della nostra città, più che nel singolo monumento. Lo sappiamo tutti! Non è certo una nostra scoperta!

6.     L’inserimento di un nuovo capitolo regolamentare sui gazebo, che l’Amministrazione è intenzionata ad ammettere, non solo rende ancora più indispensabile la preventiva analisi urbana generale della loro incompatibilità, eseguita con criteri assai più restrittivi rispetto a tutte le altre sedute all’aperto, ma si dimostra scelta pericolosissima per una degna fruizione urbana. La tipologia del gazebo chiuso e di fatto “perenne” è da rigettare.  Italia Nostra è nettamente contraria all’ammissione di questa tipologia all’interno del centro storico per i seguenti motivi:

·        perché incompatibile con il valore dei connotati formali e con la struttura, l’articolazione e le dimensioni degli spazi della città storica;

·       perché verso questa tipologia (che costituisce una moltiplicazione dello spazio commerciale, stabile e sempre disponibile) saranno spinte ad orientarsi le scelte degli  operatori, con una pressione che l’Amministrazione non sarà in grado di governare (così come non è stata in grado di governare nemmeno le ordinarie sedute all’aperto);

·       perché (come è già successo e sta succedendo) favorirà ulteriormente la nascita di punti di ristoro quasi o del tutto privi di spazio interno e che affidano le proprie sorti economiche solo ed esclusivamente all’utilizzo delle strutture esterne che risulteranno vitali per questi operatori e proprio per questo inamovibili nel tempo;

·       perché queste strutture, costituendo investimenti di una certa consistenza, non potranno essere basate che su concessioni pluriennali di suolo pubblico, comportando pesanti servitù;

·       perché l’annunciata norma che pure prescriverebbe la permanenza continuativa di queste strutture per un periodo non superiore ai 10 mesi  all’anno è da considerare puramente velleitaria, teorica, inapplicabile, contraddittoria e alla fine anche ingiusta nei confronti degli operatori;

·       perché questa iniziativa rientra nell’ottica dello sfruttamento parossistico e della mercificazione di tutto lo spazio urbano: non ci si accontenta più dello sfruttamento delle volumetrie esistenti, ma anche i vuoti urbani passano dal ruolo di spazi comuni e di interconnessione, aventi un valore in sé, ad aree privatizzate che si vogliono trasformare in indifferenziati contenitori di nuove volumetrie.

7.     Il turismo per Lucca è una grande risorsa economica cui nessuno vuole assolutamente rinunciare. E’ proprio per questo che non si deve cedere alle lusinghe dello sfruttamento intensivo di questa risorsa perché ne rimarremo sopraffatti e la porteremo ad esaurimento. Bisogna invece conservare nel tempo ciò che finora ne ha costituito l’attrattiva: il fascino intatto dell’articolazione del suo tessuto storico continuo, il suo essere ancora (per quanto?) città abitata e vissuta e non ancora (per quanto?) una disneyland del consumo, variegata nelle funzioni residenziale, direzionale, commerciale e culturale. Valorizzare turisticamente la città storica coincide completamente e totalmente con l’idonea conservazione  del suo patrimonio culturale e della sua multi-funzionalità urbana. 

8.     Per questo è urgente porre limiti alla deriva in atto che parte dall’acritica appropriazione commerciale degli spazi pubblici, ma che investe anche altri importantissimi aspetti, quali la lievitazione dei prezzi strozzaturisti e ormai vietati ai residenti, la trasparenza nelle offerte, a cominciare da quella superdiffusa dei cibi precotti (altro che tradizioni e kebab!), l’adeguamento degli orari di apertura delle mete turistiche ecc. ecc…

 

Lucca, 18.07.08

 
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Lunedì 09 Febbraio 2009 13:37

antelminelli

OLTRE IL KEBAB!

Ecco l'intervista de Il Tirreno (08.02.09) fatta al Presidente Roberto Mannocci sull'immagine commerciale del centro storico di Lucca.

Tutela della città e dell' identità e no al razzismo!!!!

 

 

 

 
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Martedì 27 Gennaio 2009 16:08

napoleone

LUCCA E LA FALSA IDENTITA'

Certo desta non poco stupore  (ma anche molta vergogna nei confronti dell’opinione pubblica nazionale) la decisione comunale di inserire nel regolamento per le attività commerciali il divieto di distribuzione di cibi etnici all’interno del centro storico di Lucca. L’incompatibilità sarebbe di tipo paesaggistico/ambientale e siccome l’Amministrazione comunale è tutta tesa a valorizzare questo prezioso  gioiello urbano nelle sue  caratteristiche tradizionali, la nascita di qualche kebab  distruggerebbe questa preziosissima opera di recupero. Contro questo assurdo già ci siamo espressi nel luglio 2008.

E questo avviene mentre si ammette contemporaneamente (dopo la costruzione del biscione con 64 appartamenti nella caserma Mazzini) la costruzione dello scatolone cementizio in prossimità della palestra Bacchettoni e di Villa Niemack abbattendo addirittura una recinzione storica (come abbiamo segnalato solo 4 giorni addietro)  per accogliere le istanze tutte “nostrane” di una società come Polis; mentre si rimpinguano vicoli e strade (tutte le strade) e persino una piazza monumentale come quella di S. Frediano di obbligatorie e squallide ferraglie piombaggine per mangiare all’aperto pizza riscaldata, cibo precotto e sandwich  bagnandoli con  taniche di cocacole e cappuccini; mentre si lascia che siano spariti e che continuino a sparire dal centro  negozi tradizionali e artigianato legati alla residenza perché è ai turisti che si vuole dare in pasto la città; mentre si prospetta (ancora) di immettere nel cuore della città storica qualche  centro commerciale “consistente” con parcheggio interrato esclusivo per i clienti e si lascia morire il tradizionale Mercato del Carmine; mentre si preannuncia l’integrale riconformazione degli spalti esterni a Porta S. Anna (già dichiarati intoccabili giusto 20 anni fa e giusto con uno “schiaffo” a Mauro Favilla Sindaco)  per un mega parcheggio interrato con la  contemporanea “negazione” della stessa Porta  e della “Rimembranza”, osando scegliere e giudicare, nella storia come nei cibi,  cosa è che va e cosa è che non va.

I vigili urbani, invece che a controllare il territorio  per gli abusi edilizi e le difformità che imperversano, saranno tutti mandati nei ristoranti del centro a controllare che, all’interno degli stessi, non vengano serviti  di nascosto frutti esotici, sushi, orecchiette pugliesi e caviale russo  ghiacciato……

 

viaveneto

 

 
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