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Martedì 27 Gennaio 2009 14:11

MONITORIAMO LA VILLA!

Villa Mansi a Segromigno (Capannori) è una delle monumentali ville che in gran numero popolano le prime pendici collinari che circondano la Piana lucchese. Ed è una delle più pregevoli.

La Villa (prima dei Cenami, poi dei Mansi) è stata progettata nel  XVII secolo da Muzio Oddi nelle sue linee essenziali. La facciata principale è caratterizzata e movimentata da un portico nel piano rialzato, dalla doppia rampa di scale e dai due avancorpi che incorniciano il portico centrale oltre che da sculture e bassorilevi.
 All'interno sono notevoli le tele e gli affreschi del pittore lucchese Stefano Tofanelli,  di tema mitologico ed eseguite alla fine del XVIII secolo.
 Nel giardino sono ancora presenti le fontane e la peschiera con statue, eseguite su progetto di Filippo Juvarra  insieme alla sistemazione settecentesca del parco che è stata poi radicalmente modificata in epoca romantica.
 Importanti e numerose le specie arboree conservate nel parco.

E’ notizia di qualche giorno addietro che la Villa è stata venduta dagli attuali proprietari (Mansi-Salom) ad una società pistoiese  (la S. Michele srl).

E’ nato un forte allarme su quello che sarà il futuro della Villa. Su questo tema il presidente della Sezione lucchese di Italia Nostra, Roberto Mannocci, è stato intervistato dalla redazione de Il Tirreno in data 21.01.09. Ecco l’intervista.

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"Il passaggio di proprietà della villa alla società "S. Michele srl"? Non può che essere un punto interrogativo e come tutti gli interrogativi non può che destare apprensione!

L’apprensione non è data dal semplice passaggio di proprietà (un bene privato è passato nelle mani di un altro privato). Nel passato, soprattutto quello lontano, acquisti e vendite sono sempre avvenuti senza apprensione alcuna per il patrimonio storico. Certamente non avrebbe  suscitato apprensioni (o le avrebbe ridimensionate) l’acquisto diretto della villa da parte di un ricco appassionato d’arte, italiano o straniero, da una sorta di “mecenate”, insomma!

Non conosco la "S.Michele srl" (e mi pare che ad oggi nessuno la conosca): di cosa si occupa, da chi è composta, quali sono le intenzioni, perché ha deciso l’acquisto?

Probabilmente la Villa e tutte le sue pertinenze rappresentano un investimento che dovrà (nelle intenzioni della Società acquirente) dare un conveniente utile (indispensabile anche per il mantenimento). L’interrogativo è (ancora): quanto è l’utile che se ne vuole trarre, perché una cosa è la giusta resa…un’altra la speculazione.

Di questi tempi io riesco a vedere solo volontà di speculazioni: gli interventi (ex novo o le ristrutturazioni) ricercano la grande scala, l’utile macroscopico e immediato, “di rapina” come suol dirsi! Questo non significa un’accusa preventiva a S. Michele srl (ripeto, non avrei gli elementi per farlo), ma significa che le Istituzioni che devono a cuore le sorti del nostro patrimonio storico e culturale (Comune e Soprintendenza) debbano svolgere la loro parte senza tentennamenti. Da parte della mia Associazione, per quello che è il nostro ruolo e pur nei limiti di questo ruolo, vigileremo e appoggeremo le Istituzioni nel loro compito di garanti dell’idonea conservazione di questo Bene, che rappresenta uno dei massimi vertici della nostra cultura architettonica nel campo della tipologia delle ville…. e con il termine “nostra” non mi riferisco solo all’ambito lucchese. 

Dove si intravedono i maggiori pericoli?

Penso che non ne dovrebbero esistere per il manufatto della villa vera e propria, ma eventualmente li vedo nello snaturamento di gran parte di tutto il resto: gli annessi, le scuderie, vaste parti non centrali del giardino. Ad esempio se la nuova proprietà intende impiantare nel complesso un’attività turistico-ricettiva di lusso certamente non sarà permesso di fare uno spezzatino di camere e suites all’interno della Villa, ma l’operazione sarà dirottata sugli edifici annessi. Ma anche qui si può stravolgere tutto l’equilibrio del complesso con l’immissione di camere, piscine, parcheggi, ristoranti, servizi vari…… Dipende anche dalla scala di quello che si vorrebbe fare. Tutto il complesso della villa e del parco interno alla chiusa ha il vincolo di bene culturale e questo deve garantirne la tutela nella sua interezza.

I pericoli sono in primo luogo nella compatibilità funzionale di ciò che si vuol fare con i caratteri ambientali e strutturali del complesso che devono rimanere pienamente leggibili; ma anche, in secondo luogo, nella qualità di quello che sarà l’intervento di recupero o ristrutturazione sia a livello di progetto che di qualificazione della mano d’opera che lo eseguirà.

In passato alcuni complessi di ville (ma non così importanti come Villa Mansi), ad es. a Matraia, a Santocchio… (Villa Pellicciaia, a Lucca su Viale Luporini, è stata addirittura abbattuta!), non sono stati sufficientemente tutelati, ma in questo caso spero che (anche per il fatto di avere tutti gli occhi puntati addosso) Soprintendenza e Comune sappiano essere sufficientemente forti e sappiano interpretare in modo restrittivo e puntuale tutte le norme statali e comunali vigenti.

Può poi esserci un ulteriore pericolo per il complesso….che cito come pura ipotesi. Può anche essere che gli attuali acquirenti non intendano intervenire, ma abbiano intenzione di vendere il complesso a loro volta (ipotesi accademica ma non strampalata se, come si dice in giro, il valore dell’insieme sarebbe assai superiore rispetto a quello pagato). Sarebbe un’ipotesi assai deleteria, sia perché la lievitazione dei prezzi nell’investimento aumenterebbe esponenzialmente le finalità speculative sia perché il passaggio di proprietà tra mani non interessate a “vivere” il Bene ne farebbe trascurare la manutenzione.

Sulla stampa ho letto anche che l’Amministrazione comunale di Capannori avrebbe ventilato la possibilità di acquisizione pubblica facendo valere il diritto di prelazione.

Indubbiamente il valore del complesso avrebbe giustificato un’azione del genere, ma oggi, sembra che questa possibilità sia cessata a far data dallo scorso 12 gennaio. Peccato che la notizia della messa in vendita e la volontà di qualche Ente pubblico di procedere in questo senso non abbiano trovato l’ampio rilievo dovuto anche sulla stampa. Certamente si sarebbe creata un’opinione vasta che avrebbe premuto per il buon esito di una “cordata”  pubblica in grado di rispondere economicamente a questa intenzione, garantendo l'idonea tutela di questo simbolo del nostro patrimonio culturale. " 

 

  mansi5

 

 



Commenti
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Anonimo   |93.149.29.xxx |2009-01-28 11:47:39
Salviamo le ville dalla speculazione!
Anonimo   |93.149.29.xxx |2009-02-16 19:16:23
Villa Mansi aveva già perso molti dei suoi tesori (arredamenti, ecc). Ma se
vigilerà la soprintendenza, possiamo proprio stare sicuri.........
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