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Mercoledì 29 Settembre 2010 17:06

SE IL FOTOVOLTAICO DIVORA  TERRENI AGRICOLI....

IL CASO DI MONTE S. QUIRICO

 

E' sotto esame per la valutazione di VIA, presso la Regione Toscana, la costruzione di un nuovo consistente impianto di pannelli fotovoltaici in Monte S.  Quirico, su terreni agricoli posti nel Parco Fluviale del Serchio, intervento presentato dalla Società ALPHA S.r.L. di Bolzano.

In data 27 settembre la Sezione lucchese di Italia Nostra ha presentato, nei tempi previsti,  la seguente osservazione all'apposito Settore di Valutazione Regionale.

Si stanno moltiplicando iniziative di questo genere....Aree preziose ambientalmente, oppure coltivate oppure in semplice abbandono colturale  o in prossimità dei fiumi vengono stravolte per approfittare senza criterio di questo nuovo business e dei fondi statali disponibili. Lo abbiamo già detto in occasione della ns. presa di posizione sull'impianto di Sillico, in Garfagnana: ben vengano le strutture per l'energia rinnovabile fotovoltaica, ma senza portare danni ad altri aspetti di valore del territorio (agricoltura e paesaggio). Le aree idonee sono quelle industriali e le coperture degli edifici industriali....non il terreno vergine o coltivato.

Occorre, per evitare danni paesaggistici, una ferrea regolamentazione sia da parte dei Comuni che, soprattutto, dalla Regione!

Per segnalare l’urgenza di una REGOLAMENTAZIONE, l’osservazione è stata inviata anche agli Assessorati Regionali competenti in materia di Ambiente, Urbanistica e Agricoltura, oltre che alle Amministrazioni Provinciale e Comunale e alla Soprintendenza.

Oltre al caso di Sillico, recentemente è stato approvato (e ormai costruito) un altro impianto anch’esso a ridosso del Serchio alla confluenza con il torrente Corsonna, a Barga, in località S. Pellegrinetto.

Ecco il testo dell’osservazione.

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Questa Associazione osserva quanto segue in merito al prospettato impianto in oggetto:

A. L’area su cui dovrebbe sorgere l’impianto è un’area a destinazione agricola di 14.000 mq;

B. L’area stessa è in margine del fiume Serchio ed è classificata “ad alto rischio di alluvionamento” addirittura con cadenza decennale. Anzi l’area trovasi in vera e propria zona golenale ove le norme vigenti per non impedire il naturale deflusso delle acque tracimate vietano persino recinzioni costituite da pali inseriti nel terreno e fili di collegamento tra gli stessi;

C. L’area è sottoposta a vincolo paesaggistico (ex lege 431);

D. La zona è inserita dal Comune di Lucca nell’area agricola e naturale di competenza del fiume Serchio definita Parco Fluviale del Serchio che comprende tutta la fascia di territorio che fiancheggia il fiume lungo le sue sponde. Per la valorizzazione di questa fascia territoriale è stato già programmato lo spostamento (con apposito accordo di programma tra Autorità di Bacino e Amministrazioni Comunali) di tutti gli impianti per la lavorazione degli inerti che in anni lontani sono stati ivi impiantati, proprio per riportare questi territori ad usi consoni alla loro funzione;

E. Sopra un’area di 14.000 mq il progetto prevede un’occupazione di ben 13.750 mq con ben 5258 pannelli in file parallele.

Precisiamo che risulta deviante e inaccettabile quanto i richiedenti interpretano nella Relazione in merito al FATTORE 17 – Modifiche alla percezione, ove si cerca di confondere la realtà delle cose per quanto concerne la destinazione d’uso dell’area, assimilando sostanzialmente la coltivazione agraria a quella della “nuova coltura moderna” degli impianti energetici.

La tendenza a trasformare i territori agrari in sedi di impianti energetici si sta velocemente estendendo in varie parti della Toscana, togliendo spazio all’insostituibile territorio agricolo. Un problema che deve immediatamente trovare un limite. Gli spazi idonei per la nascita dei pur utilissimi impianti fotovoltaici sono solo le aree e le coperture degli edifici industriali. Questi impianti (che non sono PARCHI, come vengono definiti in Relazione) devono essere costruiti, ma non a discapito della conservazione del patrimonio agrario e paesaggistico.

Ancora nella descrizione del FATTORE 17 e del FATTORE 19 nella Relazione si afferma, per diminuire l’impatto visivo dell’impianto, di fare ricorso alla perimetrazione con filari di siepi che tradizionalmente suddividevano il paesaggio e che tutt'ora ne rappresentano un elemento di identità.

In realtà nella campagna lucchese la perimetrazione dei campi non è tradizionalmente effettuata con siepi, ma con “piantate” perimetrali di pioppi, salici o gelsi “maritati” alle viti ovvero con strutture vegetali assai poco occludenti e molto meno compatte (tra l’altro con specie vegetali a foglia caduca) e che non vengono usate dai proponenti (pensiamo) perchè sarebbero di ostacolo al pieno sfruttamento solare (per l’ombra portata dagli alti elementi arborei).

Con questo affermiamo che l’impatto visivo del consistente complesso non è mitigabile con il ricorso all’estranea struttura delle siepi, nè con la poco compatta struttura della tipica “piantata” perimetrale.

Inoltre la grande estensione dei quasi 14.000 mq di pannelli non è mitigabile alla vista dalle colline che sorgono a nordovest dell’area al di là della strada provinciale (naturalmente non riveste importanza se questi territori sono di proprietà privata), nè tanto meno è mitigabile per quelle costruzioni che nel tempo sono sorte nei lotti adiacenti.

In base alle considerazioni esposte (destinazione agricola dell’area, vincolo paesaggistico, pericolosità idraulica, ineliminabile e insostenibile impatto visivo, strumentazione urbanistica vigente, opera di valorizzazione intrapresa dagli Enti sul Parco Fluviale del Serchio) questa Associazione richiede il rigetto dell’impianto in oggetto.

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